En quello cielo empiro—sí alto è quel che trova,
che non ne può dar prova—né con lengua narrare.
E molto piú m’amiro—como sí se renova
en fermeza sí nova,—che non può figurare.
E giá non può errare,—cadere en tenebría,
la notte è fatta dia,—defetto grande amore.
Como aere dá luce,—se esso lume è fatto,
como cera desfatto—a gran foco mostrata,
en tanto sí reluce—ad quello lume tratto,
tutto perde suo atto,—volontate è passata.
La forma che gli è data—tanto sí l’ha absorto,
che vive stando morto,—è vinto ed è vittore.
Non gir chirendo en mare—vino se ’l ce mettessi,
che trovar lo potessi—che ’l mar l’ha recevuto;
e che ’l possi preservare—e pensar che restesse
ed en sé remanesse—par che non fosse suto.
L’amor sí l’ha bevuto,—la veritá mutato,
lo suo è barattato,—de sé non ha vigore.
Volendo giá non vole,—ché non ha suo volere,
e giá non può volere—se non questa belleza.
Non demanda co suole,—non vuole possedere,
ha sí dolce tenere,—nulla c’è sua forteza.
Questa sí somma alteza—en nichilo è fondata,
nichilata, formata,—messa nello Signore.
Alta nichilitate,—tuo atto è tanto forte,
che apre tutte le porte,—entra nello ’nfinito.
Tua è la veritate—e nulla teme morte,
dirize cose torte,—oscuro fai chiarito.
Tanto fai core unita—en divina amistanza,
non c’è dissimiglianza—de contradir chi ha amore.
Tanta è tua sutiglieza,—che onne cosa sí passi,
e sotto te sí lassi—defetto remanere.
Con tanta legereza—a la veritate passi,
che giá non te rabassi—-po’ te colpa vedere.
Sempre tu fai gaudere,—tanto se’ concordata,
e, veritá portata,—nullo senti dolore.
Piacere e dispiacere—fuor da te l’hai gettato,
en Dio se’ collocato—piacer ciò che gli piace.
Volere e non volere—en te si è anegato,
desiderio remortato,—però hai sempre pace.
Questa è tal fornace—che purga e non incende,
a la qual non se defende—né freddo né calore.
Merito non procacci,—ma merito sempre trovi,
lume con doni nuovi—gli quali non ademandi.
Se prendi, tanto abracci—che non te ne removi
e gioie sempre trovi—ove tutta despandi.
Tu curri, se non andi,—sali, co piú descendi,
quanto piú dái, sí prendi,—possedi el Creatore.
Possedi posseduta,—en tanta unione
non c’è divisione—che te da lui retragga.
Tu bevi e se’ bevuta—en trasformazione,
da tal perfezione—non è chi te distragga,
onde sua man contragga,—non volendo piú dare,
giá non si può trovare,—tu se’ donna e signore.
Tu hai passata morte,—se’ posta en vera vita,
né non temi ferita—né cosa che t’offenda.
Nulla cosa t’è forte,—da te po’ t’èi partita,
en Dio stai enfinita,—non è chi te contenda.
Giá non è chi t’entenda,—veggia co se’ formata,
se non chi t’ha levata—ed è de te fattore.