Tua profonda basseza—sí alto è sublimata,
en sedia collocata—con Dio sempre regnare.
En quella somma alteza—en tanto se’ abissata,
che giá non è trovata—ed en sé non appare.
E questo è tal montare—onde scendi, e salire,
chi non l’ha per sentire,—giá non è entendetore.

Riccheza che possedi—quando hai tutto perduto,
giá non fo mai veduto—questo simel baratto.
O luce che concedi—defetto essere aiuto,
avendo posseduto—virtú fuor de suo atto,
questo è novel contratto—ove vita s’enferma,
enfermando se ferma,—cade e cresce en vigore.

Defetti fai profetti,—tal luce teco porti,
e tutto sí aramorti—ciò che puoi contradire.
Tuoi beni son perfetti—tutti altri sí son torti,
per te sí vivon morti,—gl’infermi fai guarire.
Perché sai envenire—nel tosco medicina,
fermeza en gran ruina—en tenebre splendore.

Te posso dir giardino—d’ogne fiore adornato,
dove sí sta piantato—l’arbore de la vita.
Tu se’ lume divino,—da tenebre purgato,
ben tanto confermato—che non pati ferita.
E, perché se’ unita—tutta con veritate,
nulla varietate—ti muta per timore.

Mai trasformazione—perfetta non può fare
né senza te regnare—amor, quanto sia forte.
Ad sua possessione—non può virtú menare
né mente contemplare,—se de te non ha sorte.
Mai non si serran porte—a la tua signoria,
grande è tua baronia,—star co l’emperadore.

De Cristo fusti donna—e de tutti gli santi,
regnar con doni tanti—con luce tutta pura.
Però pregam Madonna—ched essa sí n’amanti,
davanti a lei far canti,—amar senza fallura.
Veder senza figura—la somma veritate
con la nichilitate—del nostro pover core.

XCII
Como per la ferma fede e speranza se perviene
a triplice stato de nichilitá

La fede e la speranza—m’on fatta sbandigione,
dato m’on calci al core,—fatto m’on anichilare.

Anichilato so dentro e de fuore
en ciò che se può dire,
cotal sí me dá frutto ch’era amore
en vita stabilire;
non posso piú fugire né cacciare,
ché l’amore m’ha folto;
sí so convento, non posso parlare.

Parlando taccio, grido fortemente,
sacciol ove è atto,
ch’io non lo veggio e sempre sta presente
en onne creatura trasformato;
da l’esser a lo none—ho fatta l’unione
e per affetto el sí e ’l no mozzare.