Mozzato da lui tutto
e nulla perde e nulla pò volere;
onne possede e de nulla è corrutto,
però ch’ello n’è mozzo onne appetere;
l’essere e possedere—lo nichilo tutto
quel è condutto che me fa vilare.

Vilisco onne cosa
ed onne cosa opo t’è possedere;
chi è cosa d’onne cosa,
nulla cosa mai non può volere;
questo è lo primo stato—de l’omo anichilato
che ha abnegato tutto suo volere.

Tutto lo suo voler sí è abnegato
e fatt’ha l’unione,
ed èsse messo en mano de lo svegliato
per aver piú ragione;
son tranquillati i venti—de li passati tempi,
fatta è la pace del temporegiare.

Passato ’l tempo del temporegiare,
venuto è un altro tempo ch’è magiore,
facciamo regemento per regnare
nel primo e nel secondo e nel megliore;
iura che ragion mantenga a tutte ore,
en nulla parte faccia demorare.

En nulla parte demoranza faccia,
ma sempre sí se deggia esercitare,
però che lo ’ntelletto non è posato,
ché ancora va per mare;—chi ben non sa notare,
non se vada a bagnare,
subitamente porríase anegare.

Anegar può l’omo per lo peccato,
chi non vede el defetto;
però ch’è dubitoso questo stato
a chi non vei l’affetto;—privato lo ’ntelletto,
sguardando ne l’affetto,
la luce che luce tenebría me pare.

O entenebrata luce che en me luce,
que è ch’io en te non veggio?
Non veggio quel che deggio
e que non deggio veggio;
la luce che luce—non posso testare.

Staendo en questa altura de lo mare,
io grido fortemente:
—Succurre, Dio, ch’io sto su l’anegare!—
E per fortuna scampai malamente;
non vadano a pescare
nell’alto de lo mare, ché fa follia
se d’onne cosa empría—non se vole spogliare.

Spogliar se vole l’omo d’ognecovelle,
cioè en questo stato,
e ne la mente non posseder covelle;
se nell’altro vuole essere chiamato,
dé’ esser purgato dal fuoco;
quello è luoco da paragonare.

Abnegare se vole onne volere
che fin al cristallino è nagitto;
e nulla cosa se pò possedere
finente al tempo ch’io ho sopraditto;
queste l’ho certo scritto;—de lo secondo stato
non può essere operato,
cioè piú en su la terra, ben me pare.