Tu déi guardar l’orecchie—da li mali udimenti,
e retener le mano—dai villan toccamenti,
e déi esser ben composto—nelli tuoi portamenti,
sí che onne om che ti vede—si possa edificare.

Tu déi stare all’offizio—molto devotamente,
e de onne adversitate déi essere paziente;
ad qualunche te domanda,—rispondi umilmente,
ed onne intenza inutile,—quanto puoi, recessare.

Non déi essere schifo,—né molto desdegnoso,
sí com’è lo zitello—che è superbo e lagnoso;
le mano déi aver larghe—e lo core pietoso,
ed onne cosa che dái,—molto volontier dare.

Le parole de Dio—volontier déi udire,
ed alli tuoi prelati—umilmente ubidire,
e li santi sacerdoti—in reverenzia avere,
perciò che son pastori—per l’anime salvare.

E ciascuno in suo luoco—déi portare in amore,
e conservare pace—sempre nel tuo core,
ed onne altra persona—déi credere tuo migliore,
e ’n tutti li tuoi fatti—te déi umiliare.

L’umilitate è quella—che fa essere amato,
e da Dio e dal mondo—essere esaltato,
e lo tuo core sempre—te fa aver consolato,
perciò la umilitate—molto la devi amare.

Tu devi lo tuo core—conservare en netteza,
non li lassar pensare—nulla laida laideza,
acciò che possi fare—piú degna peniteza,
en nullo male amore—te devi delettare.

La tua confessione—déi far molto spesso,
e li tuoi offendimenti—déi dicere tu stesso,
acciò che Cristo Dio—sempre ti stia dapresso,
de li suoi benefizi—lo déi regraziare.

Tu te déi sforzare—de gire sempre inanti,
e non tornare endrieto—sí como fon li granchi,
acciò che tu aggi—la corona de li santi,
nel ben c’hai cominciato—devi perseverare.