Freddi peccatori, el gran fuoco
nello inferno v’è apparecchiato,
se in questo breve tempo, che è sí poco,
d’amor lo vostro cor non è scaldato;
però ciascun se studie in onne luoco
dell’amor di Cristo essere abrasciato
e confortato dal suave odore.
Odor che trapassi ogni aulimento,
chi ben non t’ama, bene fa gran torto;
chi non sente lo tuo odoramento,
o elli è puzzolente o elli è morto;
o fiume vivo de delettamento,
che lavi ogni fetore e dái conforto
e fai tornare lo morto in suo vigore!
Vigoros’amante, li amorosi
en cielo hanno tanta tua dolcezza,
gustando quelli morselli saporosi
che dá Cristo ad quelli c’hanno sua contezza,
che tanto sono suavi e delettosi;
chi ben li assagia, tutto el mondo sprezza
e quasi in terra perde suo sentore.
Sentítivi, o pigri e negligenti,
bastevi el tempo ch’avete perduto!
Oh quanto simo stati sconoscenti
al piú cortese che si sia veduto!
El qual promette celestial presenti,
e mai nullo non ne vien falluto;
chi l’ama, sí li sta buon servidore.
Servire a te, Iesú mio amoroso,
piú sei suave d’ogni altro diletto;
non può sapere chi sta de te ozioso
quanto sei dolce ad amar con affetto;
giamai el cor non trova altro reposo
se non in te, Iesú, amor perfetto,
che de tuoi servi sei consolatore.
Consolar l’anima mia non può terrena cosa,
però ch’ella è fatta a tua sembianza;
che piú de tutto el mondo è preziosa
e nobile e sopr’onne altra sustanza;
solo tu, Cristo, li puoi dar puosa
e puoi empire de tutta sua bastanza,
però che tu sei solo suo maggiore.
Maggiore inganno non mi par che sia
che volere quello che non se trova,
e pare sopra onne altra gran follia
de quel che non può esser farne prova;
cusí fa l’anima che è fuor de la via,
che vuol che ’l mondo li empia legge nova,
e non può essere, ché ’l mondo è minore.
Menorar sí vuole lo cor villano
che del mondo chiamasi contento,
che te vuole, Iesú, amor soprano,
per terrene cose cambiare intendimento;
ma se el suo palato avesse sano,
che assaggiasse lo tuo delettamento
sopra ogni altro li parría el migliore.
Migliore cosa di te, amore Iesú,
nissuna mente può desiderare;
però deverebbe el cor teco lá su
con la mente sempre conversare,
ed onne creatura de qua giú
per tuo amore niente reputare,
e te solo pensare, dolcissimo Signore.
Signor, chi ti vol dare la mente pura,
non te déi dare altra compagnia;
ché spesse volte, per la troppa cura,
da te la mente si svaga ed esvia;
dolce cosa è amar la creatura,
ma ’l Creatore piú dolce che mai sia,
però che è da temere onne altro amore.