subito hai ruina—sei preso en tua magione
e nullo se trovòne—a poterte guarire
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
e Dio sí t’ha somerso—en tanta confusione,
che onom ne fa canzone—tuo nome a maledire
sembrano alludere alla cattura d’Anagni e alla morte del pontefice, seguíta di lí a pochi giorni. Il che ha fatto supporre che la poesia sia stata composta a fatti compiuti, cioè dopo il 1303. Ma il contesto della poesia non ammette dubbi: essa è un’invettiva contro Bonifacio ottavo vivo e nella pienezza della sua potenza. E come, d’altra parte, supporre che Iacopone giá molto vecchio, logorato dalla lunga crudele prigionia, e desideroso soltanto della pace del chiostro e della preghiera in comune, si inducesse a scrivere quella fierissima rampogna contro l’alto personaggio testé scomparso dalla scena del mondo?
Di qui due ipotesi: che la poesia non sia stata composta dal Nostro, ma da alcuno dei numerosi nemici del Caetani durante la preparazione del processo, che alla memoria di questo pontefice aveva intentato Filippo il Bello; o che alla poesia scritta da Iacopone nel 1297, mentre si svolgeva la lotta tra i Colonnesi e Bonifacio ottavo e nella famosa protesta di Lunghezza si impugnava la validitá dell’elezione pontificia, si sieno aggiunte piú tardi, cioè dopo la cattura d’Anagni, le strofe che alludono a questo crudele episodio. Ma alla prima ipotesi, sostenuta dal Tenneroni, sembra contrastare il fatto che la poesia si trova nell’edizione principe e cioè nei codici todini piú antichi. Piú attendibile invece appare la seconda, caldeggiata dall’Ozanam[31] e ultimamente dal Brugnoli, il quale mette giustamente in rilievo come «la lauda controversa senza le strofe che l’esame critico aveva riconosciute come interpolate» si trova in un manoscritto del Trecento, il cod. Magliabechiano, II, 6, 63[32].
Ma, a parte questi ed altri problemi particolari, la questione dell’autenticitá è veramente fondamentale per la critica della leggenda iacoponica. Tutti sanno che le notizie certe sul poeta tudertino sono molto scarse[33], e che le minuziose informazioni sulla vita da lui trascorsa nelle vanitá del mondo e sulle stranezze commesse durante i primi anni di penitenza sono il frutto della elaborazione di elementi incertissimi, dovuti in parte all’arbitraria ricostruzione di circostanze che sembrano risultare dai passi cosí detti autobiografici, e in parte alla fantasia del primo anonimo biografo del Quattrocento, del quale giustamente il Novati ha scritto aver fatto opera «non di storico, ma di agiografo». Cosí nel tudertino, piuttosto che il sacro giullare girovagante pei monti e pei piani dell’Umbria noi amiamo riconoscere col Novati il poeta filosofo, il teorico del misticismo, spoglio di qualsiasi vincolo con le compagnie dei Disciplinati e coi Laudesi, e poetante «pe’ confratelli suoi, per quell’anime ardenti, che sotto il vessillo francescano cercavano al pari di lui la via della croce, l’unione assoluta con la divinitá»[34].
Ma pur chi non voglia consentire col Novati in questa nuova, audace figurazione di Iacopone da Todi, e senta di non poter negare ogni valore ai dati tradizionali, dovrá imporsi un rigoroso lavoro di cernita nella farragine delle notizie tramandate dai biografi, per l’accertamento dei dati autobiografici contenuti nelle poesie che possono sicuramente attribuirsi al tudertino. E per il futuro biografo di Iacopone sará, anche per questo verso, preziosissima la raccolta contenuta nell’edizione fiorentina del 1490.
NOTE:
[9] Laude di frate Iacopone da Todi, impresse per ser Francesco Bonaccorsi in Firenze, a dí ventiotto del mese di septembre MCCCCLXXXX.
[10] Laudi del beato frate Iacopone del sacro ordine di frati minori de osservantia, Bressa, per Bernardo de Misintis, 1495.
[11] Le poesie spirituali del beato Iacopone da Todi... accresciute di molti altri suoi cantici nuovamente ritrovati, con le scolie et annotationi..., Venetia, Nicolò Misirini, 1617.
[12] Li cantici del beato Iacopo da Todi, con diligenza ristampati con la gionta di alcuni discorsi et con la vita sua. App. Ippolito Salviano, Roma, 1558.—Li cantici del beato Iacopone da Todi, aggiuntivi alcuni canti cavati da un manoscritto antico non piú stampato, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1615.