[13] Per queste due edizioni cfr. Gamba, Serie dei testi di lingua, Venezia, 1828, nn. 478 e 479.
[14] Cfr. Gamba, op. cit., n. 477, e Ed. Boehmer, Iacopone da Todi, Prosastücke von ihm, nebst Angaben über Manuscripte, Drucke und Uebersetzungen seiner Schriften, in Romanische Studien, 1 (1871-75), 138. Il D’Ancona nella recente ristampa del suo Iacopone da Todi, il giullare di Dio del secolo XIII, Todi, Casa editrice «Atanòr», 1914, p. 5, scrive: «Quanto piú posso, nel citare mi attengo alla edizione di Firenze 1490, presso il Bonaccorsi, riprodotta ne 1558 dal Modio: edizione condotta su antichi manoscritti di Todi e di Firenze, e la cui autoritá è affermata da G. Ferri nella riproduzione sopraccitata. Possono perciò credersi con molta probabilitá tutte autentiche le rime della stampa bonaccorsiana, sebbene l’editore stesso non osi darne certezza; pur ammettendo tal qualitá in alcune edite dal Tresatti e da altri, le quali in ogni caso servono a meglio determinare la forma e gli intenti della lauda spirituale antica». Il Moschetti (I codici marciani, Venezia, 1883) esprime un giudizio anche piú favorevole all’ediz. principe, che afferma valere «quanto molti codici riuniti dei piú antichi e preziosi».
[15] Laude di frate Iacopone da Todi secondo la stampa fiorentina del 1490 con prospetto grammaticale e lessico a cura di Giovanni Ferri, in Roma, presso la Societá filologica romana, MDCCCCX.
[16] D’Ancona, op. cit., p. 5, nota 4.
[17] Le satire di Iacopone da Todi ricostituite nella loro piú probabile lezione originaria con le varianti dei mss. piú importanti e precedute da un saggio sulle stampe e sui codici iacoponici per cura di Biordo Brugnoli, ordinario di lettere italiane nella R. Scuola normale maschile di Perugia, in Firenze, per Leo S. Olschki editore, MDCCCCXIV, p. XIV sgg. Di questo volume e della ristampa del D’Ancona si legga l’ottima recensione di E. G. Parodi nel Marzocco del 28 giugno 1914 (Il giullare di Dio), e l’articolo di Ciro Trabalza, Il glorioso ritorno di un giullare di Dio: «Iacopone da Todi» di A. D’Ancona, nel Giornale d’Italia del 21 luglio 1914.
[18] Op. cit., p. VI.
[19] Il prof. Brugnoli mi rimprovera (p. CVIII) di assegnare i codici todini assai antichi alla fine del XIII secolo e di «far gran caso della differenza di espressione usata [dall’editore] per quei codici assai antichi in confronto di quella adoperata per il cod. Perugino del 1336 e per un altro suo coevo, dei quali l’editore fiorentino dice che erano pur antichi». «Anche a voler dare importanza (egli continua) a questa lieve sfumatura—dico lieve perché l’induzione si fonderebbe tutta sulla mancanza dell’avverbio ’assai’, mancanza in gran parte compensata dal ’pur’—non è possibile rimontare piú indietro del 1300, perché altrimenti sarebbero rimaste escluse da quei codici le laude composte da Iacopone durante e dopo la prigionia, laddove ce ne troviamo invece parecchie se non tutte». Riconosco che l’attribuzione (da me proposta, del resto, con molta circospezione) dei codd. todini piú antichi alla fine del XIII secolo (l’anno 1300 appartiene a quel secolo!) può parere arrischiata, ma non priva di qualsiasi fondamento, in quanto—trattandosi di codd. perduti—non si può ammettere senz’altro ch’essi contenessero le poesie iacoponiche composte durante e dopo la prigionia. Il fatto ch’esse si trovino nei codici del XV secolo derivati dai todini può anche spiegarsi con le aggiunte e le interpolazioni, che il Brugnoli stesso ammette a proposito di altre questioni. Quanto alla distinzione tra i codd. todini assai antichi e i due pur antichi, mi par proprio che il Bonaccorsi abbia voluto stabilire una gradazione cronologica tra i primi e i secondi. A meno che non si tratti di ipersensibilitá grammaticale da parte mia, io son d’avviso che l’avverbio «assai» abbia un significato ben differente dall’avverbio «pur». La mia induzione si fonda dunque sul diverso significato di due parole diverse, cioè su qualche cosa di piú consistente della «lieve sfumatura», di cui parla il Brugnoli. Pei raffronti di codici e di stampe iacoponiche si veda, oltre lo studio citato del Boehmer, quello del Tobler nella Zeitschrift für roman. Philologie, III, 178. Si veda anche A. Feist, Mittheilungen aus älter. Sanml. italienisch. geistlich. Lieder, in Zeitschrift f. rom. Philol., XIII (1889), 115; e gli Inizi di antiche poesie italiane con prospetto dei codici che le contengono e Introduzione alle Laudi spirituali, di A. Tenneroni, Firenze, Leo S. Olschki, 1909.
[20] Op. cit., p. VII.
[21] Op. cit., p 46.
[22] Cfr. la mia prefazione alla ristampa della Societá filologica romana.