[23] Fu il Wadding che attribuí pel primo questa poesia, insieme con l’altra «In fuoco l’amor mi mise», a san Francesco; ma il padre I. Affò dimostrò vittoriosamente la falsitá di tale attribuzione. Cfr. per maggiori particolari A. D’Ancona, op. cit., p. 56, nota 8. Francesco Novati, nel suo discorso L’amor mistico in san Francesco d’Assisi ed in Iacopone da Todi, pubbl. nel volume Freschi e minii del Dugento, Tip. ed. L. F. Cogliati, Milano, MCMVIII, conclude a proposito di siffatte attribuzioni (p. 242): «Chi si illude di sorprendere i tripudi amorosi del Nostro [san Francesco] nelle laudi ’Amor di caritade’, ’In foco l’amor mi mise’, dimostra (ci sia lecito il dirlo) di non capir nulla di nulla né dell’anima di san Francesco né della storia della lirica sacra italiana».

[24] Cfr. Novati, op. cit., p. 247.

[25] Vedi p. 232.

[26] Veramente la raccolta comprende 102 laude. Ma nella nota alla lauda CII (p. 255) l’editore avverte: «Questa laude extravagante è posta per finire el numero perfecto de cento: benché ne sian due de piú sotto doi numeri, cioè XLVII e LXXVII per inadvertentia: et cusí sono CII laude in tutto». Naturalmente la numerazione è stata corretta in questa ristampa.

[27] Le annotazioni dell’editore si trovano alle pp. 232, 236, 239, 255.

[28] Op. cit., p. CXLIV.

[29] Vedi p. 236.

[30] Op. cit., p. CXLVI sgg. E vedi anche D’Ancona, op. cit., p. 84, n. 2, ove si confuta l’opinione di A. Tenneroni.

[31] A. F. Ozanam, Les poètes franciscains en Italie au XIII siècle, Paris, V. Lecoffre, 1882.

[32] Op. cit., p. CXLIX.