Lo peccato sí fa a l’alma—sí terribele ferita,
che glie tolle la bellezza—che da Dio era insignita;
chi vedere la potesse—sí glie tollería la vita;
la faccia terribilita—crudel morte è ’l suo sguardato.

Questa morte sí fa el corpo—putredissimo, fetente;
e la puza stermenata—che conturba molta gente;
non si trova né vicino—né amico né parente
che voglia esser sofferente—de averlo un giorno a lato.

Tutta puza che nel mondo—fusse ensemora adunata,
solfenal de corpo morto—ed omne puza de privata
sí sería moscato ed ambra—po’ ’l fetor deglie peccata;
quella puzza stermenata—che lo ’nferno ha ’nputedato.

Questa morte naturale—a lo corpo par che dia
la ferita che gli tolle—omne bona compagnia;
d’esto mondo l’ha gettato—che privato fuor ne sia,
co se fa la malsanía—che dai sani è separato.

Lo peccato sí fa a l’alma—la ferita cusí forte,
che li tolle Dio e i santi—e gli angeli con lor sorte;
de la chiesa è sbandita—e serrate i son le porte
e gli beni i son estorte—che nulla parte i sia dato.

Questa morte naturale—dá la sua percussione
che la carne sí sia data—a li vermi en comestione;
e li vermi congregati—d’esto corpo fon stacione;
non è fra lor questione—che ’l corpo non sia devorato.

Lo peccato sí fa a l’alma—la terribel sua usanza;
ché è data a le demonia—che stia en lor congreganza;
non la posson consumare,—fongli mala vicinanza;
dangli pene en abondanza—che convene al loro stato.

L’ultima che fa la morte—che dá ’l corpo a sepultura;
né palazo i dá né corte,—ma è messo en estrettura;
la lungheza e la lateza—molto glie se dá a mesura;
scarsamente la statura—so la terra è tumulato.

Lo peccato mena l’alma—al sepolcro de lo ’nferno;
e loco sí è tumulata—che non esce en sempiterno;
frate, lassa lo peccato—che te ce mena traenno;
poi ch’èi scritto nel quaderno,—averai cotal pagato.

XIII
Como l’anima viziosa è inferno;
e per lume de la grazia poi se fa paradiso