Teme, serve e non falsare—e combatte en adurare
si e’ ’n bon perseverare,—proverai l’umiliata[1].

[1] Le tre stanzie sequente erano in alcuni libri inanti le tre ultime:

O lamento mio lamento,—o lamento con tormento,
o lamento co m’hai tento,—de tal machia m’hai sozata!

O corrotto mio corrotto,—o corrotto pien de lotto,
o corrotto o’ m’hai adotto,—che sia nel foco soterrata?

Conscienzia mia mordace,—tuo flagello mai non tace;
tolta m’hai dal cor la pace—e con Dio scandalizata.

(Nota del Bonaccorsi).

XVII
De frate Ranaldo, quale era morto

Frate Ranaldo, dove se’ andato?—de quolibet sí hai disputato?

Or lo me di’, frate Ranaldo,—ché del tuo scotto non so saldo;
se èi en gloria o en caldo—non lo m’ha Dio revelato.