Iustizia ce pete la sua sorte:
—Meser, io deggio stare a questa cura;
l’omo me sosterrá fin a la morte
a patir pena ed omne ria sciagura.
—Meser, ed io prometto de star forte
ad omne pena non sia tanto dura;
s’io obedisco, oprirai le porte
del ciel qual perdei per mia fallura.

—Meser, l’omo è vestito de cargne
e nella carne pate grand’arsura;
se la concupiscenzia lui affragne,
dáglie remedio nella sua affrantura.
—Mogli’ e marito, ensemora compagne,
usaranno enseme con paura
che lor concupiscenzia non cagne
lo entelletto de la mente pura.

—Meser, se ’l matrimonio se usa
con la temperanza che è virtute,
la sua alma non sirá confusa,
e camperá de molte rei cadute.
—Mesere, la mia carne è viziosa,
sforzarolla a tutte mie valute,
perché la sua amistate m’è dannosa
e molte gente son per lei perdute.—

La Misericordia non posa
la necessitate ademandare:
—Meser, ordenate questa cosa
per chine sí se deggia dispensare.
—Autoritate sí do copiosa
ai preiti che lo deggian ministrare,
de benedire e consecrare osa
e de potere asciogliere e ligare.—

Iustizia, odendo questa storia,
si dice che nulla cosa vale
se de prudenza che virtute flòria
non è vestito lo sacerdotale,
e d’essa sia adornata la memoria;
omo ch’è preite salga sette scale,
e sia spogliato d’omne mala scoria,
ch’a terra non deduca le sue ale.

La Misericordia, vedendo
la battaglia dura del finire,
li tre nemici ensemor convenendo,
ciascuno sí la briga de ferire:
—Meser, dacce aiuto defendendo,
che l’omo se ne possa ben schirmire.
—Olio santo ne l’estremo ungendo
lo Nemico non lo porrá tenire.—

Iustizia ce rieca una virtute
che molto bisogna a questo fatto,
la Fortetute contra rei ferute
sí ce speza e dice al gioco: «matto»;
le Sacramenta, ensemor convenute,
con le Virtute hanno fatto patto
de star ensieme e non sian devedute,
e la Iustitia sí ne fa ’l contratto.

Iustizia sí ademanda l’atto
de la virtute en tutto suo piacere,
e la Misericordia tal fatto
per nulla guisa nol pò adempire;
ma se con li Doni pò fare patto,
ha deliberato de exercire;
ensemora domandan questo tratto
a Cristo che ce degia sovenire.

Ad esercitare la caritate
lo don de sapienzia c’è dato,
e la speranza ch’è d’alta amistate,
lo don de lo ’ntelletto c’è donato;
la fede che gli cieli ha penetrate
lo don de lo conseglio c’è albergato;
li Doni e le Virtute congregate
ensemor hanno fatto parentato.

La Iustizia ad esercitare
lo don de la forteza sí li dona;
ma la Prudenza bella non ce pare,
se ’l don de la scienzia non sona;
la Temperanza non pò bene stare
se ’l don de pietate non gli è prona;
la Fortetute non pò ben andare
se ’l don de lo timore non la zona.