Tu me par che si’ indiscreto—per lo modo che tu fai,
cruciar cusí el tuo corpo—e de lui cagion non hai.
Tu deveri aver cordoglio,—ché è vecchio e descaduto,
non deveri poner soma—né che solva piú tributo.
Tu deveri amar lo corpo—como ami l’anima tua,
ché t’è grande utilitate—la prosperitate sua.—
—Io notrico lo mio corpo—dargli sua necessitate,
accordati simo ensieme—che vivamo en castitate.
Per l’astinenza ordenata—el corpo è deventato sano,
molte enfirmitá ha carite—che patea quand’era vano.
Tutta l’arte medicina—sí se trova en penetenza,
che gli sensi ha regolati—en ordenata astinenza.
—Un defetto par che aggi—che è contra la caritate;
degli pover vergognosi—non par ch’agi pietate.
Tu deveri toller frate—che te voi l’om tanto dare,
sovenir a besognosi—che vergognan demandare.
E faríe utilitate—molto grande al daitore,
e siría sostentamento—grato a lo recepetore.
—Non so piú che m’è tenuto—lo mio prossimo d’amare,
e per me l’agio arnunzato—per potere a Dio vacare.