Li mei legitimi era en concorda,
veggio i bastardi pien de discorda,
la gente enfedele me chiama la lorda
per lo reo exemplo ch’i’ ho seminato.

Veggio esbandita la povertate,
nullo è che curi se non degnetate;
li mei legitimi en asperitate,
tutto lo mondo gli fo conculcato.

Auro ed argento on rebandito,
fatt’on nemici con lor gran convito,
omne buon uso da loro è fugito,
donde el mio pianto con grande eiulato.

O’ sono li patri pieni de fede?
nul è che curi per ella morire;
la tepedeza m’ha preso ed occede,
el mio dolore non è corrottato.

O’ son li profeti pien de speranza?
nul è che curi en mia vedovanza;
presunzione presa ha baldanza,
tutto lo mondo po’ lei s’è rizato.

O’ son gli apostoli pien de fervore?
nul è che curi en lo mio dolore;
uscito m’è scontra el proprio amore
e giá non veggio ch’egl sia contrastato.

O’ son gli martiri pien de forteza?
non è chi curi en mia vedoveza;
uscita m’è scontra l’agevoleza,
el mio fervore si è anichilato.

O’ son li prelati iusti e ferventi,
che la lor vita sanava la gente?
uscit’è la pompa, grossura potente,
e sí nobel orden m’ha maculato.

O’ son gli dottori pien de prudenza?
molti ne veggio saliti en scienza;
ma la lor vita non m’ha convenenza,
dato m’on calci che ’l cor m’ha corato.

O religiosi en temperamento,
grande de voi avea piacemento;
or vado cercando omne convento,
pochi ne trovo en cui sia consolato.