E so che infiniti ce n’è, che, per soddisfare a un suo appetito, ruinerebbero Iddio con tutto l’universo.
E, s’ella non è rimasta infra li omini, essendo a lui tanto necessaria, essa non fu mai, nè mai è per dovere essere: per la deffinizion dello spirito, il quale è invisibile in corpo; e dentro alli elementi non sono cose incorporee, perchè dove non è corpo è vacuo, e ’l vacuo non si dà dentro alli elementi, perchè subito sarebbe dall’elemento riempiuto.
VIII. — DELLI SPIRITI.
Abbiamo insin qui dirieto a questa faccia detto, come la diffinizion dello spirito è: — una potenza congiunta al corpo, perchè per sè medesimo reggere non si può, nè pigliare alcuna sorte di moto locale. — E se tu dirai che per sè si regga; questo essere non può, dentro alli elementi, perchè, se lo spirito è quantità incorporea, questa tal quantità è detta vacuo, e il vacuo non si dà in natura, e, dato che si desse, sùbito sarebbe riempiuto dalla ruina di quell’elemento, nel qual il vacuo si generasse.
Adunque, per la deffinizione del peso, che dice: — la gravità è una potenza accidentale, creata d’alcuno elemento tirato o sospinto nell’altro; — sèguita, che nessuno elemento non pesando nel medesimo elemento, e’ pesa nell’elemento superiore, ch’è più lieve di lui, come si vede: la parte dell’acqua non ha gravità o levità più che l’altra acqua, ma se tu la tirerai nell’aria, allora ella acquisterà gravezza, la qual gravezza per sè sostener non si può; onde li è necessario la ruina, e così cade infra l’acqua in quel loco, ch’è vacuo d’essa acqua. Tale accaderebbe nello spirito, stando infra li elementi, che al continuo genererebbe vacuo in quel tale elemento, dove lui si trovasse, per la qual cosa li sarebbe necessario la continua fuga inverso il celo, insinchè uscito fusse di tali elementi.
IX. — SE LO SPIRITO TIENE CORPO INFRA LI ELEMENTI.
Abbiam provato, come lo spirito non può per sè stare infra li elementi, sanza corpo, nè per sè si può movere, per moto volontario, se non è allo in su. Ma al presente diremo, come, pigliando corpo d’aria tale spirito, è necessario che s’infonda infra essa aria, perchè s’elli stesse unito, e’ sarebbe separato, e caderebbe alla generazion del vacuo, come di sopra è detto. Adunque è necessario che, a volere restare infra l’aria, che esso s’infonda in una quantità d’aria, e, se si mista [si mescola, si unisce] coll’aria, elli seguita due inconvenienti, cioè, che elli levifica [rende leggera] quella quantità dell’aria, dove esso si mista, per la qual cosa l’aria levificata per sè vola in alto, e non resta infra l’aria più grossa di lei; e oltre a questo tal virtù spirituale sparsa si disunisce, e altera sua natura, per la qual cosa esso manca della prima virtù.
Aggiugnesi un terzo inconveniente, e questo è, che tal corpo d’aria, preso dallo spirito, è sottoposto alla penetrazion dei venti, li quali al continuo disuniscono e stracciano le parti unite dell’aria, quelle rivolgendo e raggirando infra l’altra aria. Adunque lo spirito in tale aria infuso, sarebbe smembrato, o vero sbranato e rotto, insieme collo sbranamento dell’aria, nella qual s’infuse.
X. — SE LO SPIRITO, AVENDO PRESO CORPO D’ARIA, SI PUÒ PER SÈ MUOVERE O NO.
Impossibile è che lo spirito, infuso a una quantità d’aria, possa movere essa aria; e questo si manifesta per la passata, dove dice: — lo spirito levifica quella quantità dell’aria, nella quale esso s’infonde. — Adunque tale aria si leverà in alto sopra l’altra aria, e sarà moto fatto dell’aria per la sua levità e non per moto volontario dello spirito e, se tale aria si scontra nel vento, per la 3ª di questo, essa aria sarà mossa dal vento e non dallo spirito, in lei infuso.