V. — IL METODO SPERIMENTALE E SUE CONSEGUENZE SULL’AGIRE UMANO.

Queste regole son cagione di farti conoscere il vero dal falso, la qual cosa fa che li omini si promettano le cose possibili e con più moderanza, e che tu non ti veli d’ignoranza, che farebbe, che, non avendo effetto, tu t’abbi con disperazione a darti malinconia.

VI. — LIMITI IMPOSTI DA LEONARDO ALLA SCIENZA.

Come molti stiano con istrumento alquanto sotto l’acqua; come e perchè io non scrivo il mio modo di star sotto l’acqua, quanto io posso star sanza mangiare; e questo non pubblico o divolgo per le male nature delli omini, li quali userebbono li assassinamenti ne’ fondi de’ mari, col rompere i navili in fondo, e sommergerli, insieme colli omini, che vi son dentro, e benchè io insegni delli altri, quelli non son di pericolo, perchè di sopra all’acqua apparisce la bocca della canna, onde alitano, posta sopra otri o sughero.

VII. — CONTRO LA NECROMANZIA.

Delli discorsi umani stoltissimo è da essere riputato quello, il qual s’astende alla credulità della Negromanzia, sorella della Alchimia, partoritrice delle cose semplici e naturali; ma è tanto più degna di riprensione che l’Alchimia, quanto ella non partorisce alcuna cosa se non simile a sè, cioè bugia.

Il che non interviene nella Alchimia, la quale è ministratrice de’ semplici prodotti della natura; il quale uffizio fatto esser non può da essa natura, perchè in lei non sono strumenti organici, colli quali essa possa operare quel che adopera l’uomo mediante le mani, che in tale uffizio ha fatti i vetri ecc.

Ma essa Negromanzia, stendardo e vero bandiera volante mossa dal vento, è guidatrice della stolta moltitudine, la quale al continuo testimonia, collo abbaiamento, l’infiniti effetti di tale arte; e vanno empiuti i libri, affermando che l’incanti e spiriti adoperino, e sanza lingua parlino, e sanza strumenti organici, sanza i quali parlar non si può, parlino, e portino gravissimi pesi, faccino tempestare e piovere, e che li omini si convertino in gatti, lupi e altre bestie, benchè in bestia prima entran quelli, che tal cosa affermano.

E certo se tale Negromanzia fusse in essere, come dalli bassi ingegni è creduto, nessuna cosa è sopra la terra, che al danno e servizio dell’omo fusse di tanta valetudine: perchè, se fusse vero che in tale arte si avesse potenza di far turbare la tranquilla serenità dell’aria, convertendo quella in notturno aspetto, e far le corruscazioni o venti, con spaventevoli toni e folgori scorrenti infra le tenebre, e con impetuosi venti ruinare li alti edifizi, e diradicare le selve, e con quelle percuotere li eserciti, e quelli rompendo e atterrando, e oltr’a questo le dannose tempeste privando li cultori del premio delle lor fatiche: — o qual modo di guerra può essere, che con tanto danno possa offendere il suo nemico di aver podestà di privarlo delle sue raccolte? qual battaglia marittima può essere, che si assomigli a quella di colui, che comanda alli venti, e fa le fortune rovinose e sommergitrici di qualunque armata? Certo quel che comanda a tali impetuose potenze sarà signore delli popoli, e nessuno umano ingegno potrà resistere alle sue dannose forze. Li occulti tesori e gemme riposti nel corpo della terra fieno a costui tutti manifesti. Questo si farà portare per l’aria dall’oriente all’occidente e per tutti li oppositi aspetti dell’universo....

Ma perchè mi voglio più oltre estendere? qual è quella cosa, che per tale artifizio far non si possa? — quasi nessuna, eccetto il levarsi la morte. — E s’ell’è vera, perchè non è restata infra li omini, che tanto la desiderano, non avendo riguardo a nessuna deità?