E tu, che dici esser meglio il vedere fare l’anatomia, che vedere tali disegni, diresti bene, se fusse possibile vedere tutte queste cose, che in tali disegni si dimostrano, in una sola figura; nella quale, con tutto il tuo ingegno, non vedrai e non avrai la notizia, se non d’alquante poche vene; delle quali io, per averne vera e piena notizia, ho disfatti più di dieci corpi umani, distruggendo ogni altri membri, consumando con minutissime particule tutta la carne, che d’intorno a esse vene si trovava, sanza insanguinarle, se non d’insensibile insanguinamento delle vene capillari. E un sol corpo non bastava a tanto tempo, che bisognava procedere di mano in mano in tanti corpi, che si finisca la intera cognizione; la qual replicai due volte per vedere le differenze.

E se tu avrai l’amore a tal cosa, tu sarai forse impedito dallo stomaco; e se questo non ti impedisce, tu sarai forse impedito dalla paura coll’abitare nelli tempi notturni in compagnia di tali morti squadrati e scorticati, e spaventevoli a vederli; e se questo non t’impedisce, forse ti mancherà il disegno bono, il quale s’appartiene a tal figurazione.

E se tu avrai il disegno, e’ non sarà accompagnato dalla prospettiva; e se sarà accompagnato, e’ ti mancherà l’ordine delle dimostrazion geometriche e l’ordine delle calculazion delle forze e valimento de’ muscoli; e forse ti mancherà la pazienza, chè tu non sarai diligente.

Delle quali, se in me tutte queste cose sono stato o no, i centoventi libri da me composti ne daran sentenza del sì o del no, nelli quali non sono stato impedito nè d’avarizia o negligenza, ma sol dal tempo. Vale.

III. — PASSAGGIO DALLA ANATOMIA ALL’ETICA.

Adunque qui, con 12 figure intere, ti sarà mostro la Cosmografia del minor mondo la struttura dell’uomo col medesimo ordine, che innanzi a me fu fatto da Tolomeo nella sua Cosmografia. E così dividerò poi quello in membra, come lui divise il tutto in provincie; e poi dirò l’uffizio delle parti per ciascun verso, mettendoti dinanzi alli occhi la notizia di tutta la figura e valitudine dell’omo, in quanto a moto locale, mediante lo sue parti.

E così piacesse al Nostro Autore, che io potessi dimostrare la natura delli omini e loro costumi, nel modo che io descrivo la sua figura.

IV. — CONSEGUENZE ETICHE CHE DISCENDONO DAGLI STUDI ANATOMICI.

E tu, o omo, che consideri in questa mia fatica l’opere mirabili della natura, se giudicherai essere cosa nefanda il distruggerla, or pensa essere cosa nefandissima il tôrre la vita all’omo; del quale, se questa sua composizione ti pare di maraviglioso artifizio, pensa questa essere nulla rispetto all’anima, che in tale architettura abita, e veramente, quale essa si sia, ella è cosa divina: sicchè lasciala abitare nella sua opera a suo beneplacito, o non volere che la tua ira o malignità distrugga una tanta vita, chè veramente, chi non la stima, non la merita.

Poichè così mal volentieri si parte dal corpo, e ben credo, che ’l suo pianto e dolore non sia sanza cagione.