XLIII. — DI QUELLI CHE BIASIMANO CHI DISEGNA ALLE FESTE E CHI ’NVESTIGA L’OPERE DI DIO.

Sono infra ’l numero delli stolti una certa setta detti ipocriti, ch’al continuo studiano d’ingannare sè e altri, ma più altri, che sè: ma invero ingannano più loro stessi, che gli altri. E questi son quelli, che riprendono li pittori, li quali studiano li giorni delle feste, nelle cose appartenenti alla vera cognizione di tutte le figure, ch’hanno le opere di Natura, e, con sollecitudine, s’ingegnano d’acquistare la cognizione di quelle, quanto a loro sia possibile.

Ma tacciano tali reprensori, chè questo è ’l modo di conoscere l’Operatore di tante mirabili cose, e quest’è ’l modo d’amare un tanto Inventore! Che ’nvero il grande amore nasce dalla gran cognizione della cosa, che si ama: e se tu non la conoscerai, poco o nulla la potrai amare; e se tu l’ami per il bene, che t’aspetti da lei, e non per la somma sua virtù, tu fai come ’l cane, che mena la coda, e fa festa, alzandosi verso colui, che li po’ dare un osso. Ma se conoscesse la virtù di tale omo, l’amarebbe assai più — se tal virtù fussi al suo proposito.

XLIV. — PREGHIERA.

Io t’ubbidisco, Signore, prima per l’amore, che ragionevolmente portare ti debbo, secondariamente, chè tu sai abbreviare o prolungare la vita alli omini.

XLV. — ORAZIONE.

Tu, o Iddio, ci vendi tutti li beni per prezzo di fatica.

XLVI. — CONTRO I CATTIVI RELIGIOSI.

E molti fecen bottega, ingannando la stolta moltitudine, e, se nessun si scoprìa conoscitore de’ loro inganni, essi gli puniano.

XLVII. — ANCORA.