LXIX. — DIALOGO FRA IL CERVELLO E LO SPIRITO, CHE IN ESSO ABITAVA.
Il quale spirito ritrova il cerebro, donde partito s’era; con alta voce, con tali parole mosse:
— O felice, o avventurato spirito, donde partisti! io ho questo uomo, a male mio grado, ben conosciuto. Questo è riccetto di villania, questo è proprio ammunizione [cumulo, somma] di somma ingratitudine, in compagnia di tutti i vizi.
Ma che vo io con parole indarno affaticandomi? La somma de’ peccati solo in lui trovati sono. E, se alcuno infra loro si trova, che alcuna bontà possegga, non altrimenti, come che me, dalli altri uomini trattati sono; e in effetto io ho questa conclusione, ch’è male s’elli sono nimici, e peggio s’elli son amici.
LXX. — FRAMMENTO DI LETTERA.
Io ho uno, che, per aversi di me promesso cose assai men che debite, essendo rimasto ingannato del suo prosuntuoso desiderio, ha tentato di tormi tutti li amici; e perchè li ha trovati savi e non leggeri al suo volere, mi ha minacciato, che trovate le annunziazioni [accuse], che mi torrà i benefattori; onde io ho di questo informato Vostra Signoria, acciò che, volendo questi seminare li usati scandali, non trovi terreno atto a seminare i pensieri e li atti della sua mala natura. — Che, tentando lui fare di Vostra Signoria strumento della sua iniqua e malvagia natura, rimanga ingannato di suo desiderio.
PENSIERI SULL’ARTE.
DIFESA DELLA PITTURA CONTRO LE ARTI LIBERALI.
I. — PROEMIO.
Con debita lamentazione si dole la Pittura per essere lei scacciata dal numero delle arti liberali, conciossiachè essa sia vera figliola della natura e operata da più degno senso [l’occhio].