Noi sappiamo chiaro che li errori si conoscono più in altrui opere, che nelle sue, e spesso, riprendendo li altrui piccioli errori, ignorerai i tua grandi. E per fuggire simile ignoranza, fa che prima sia bono prospettivo, di poi abbi intera notizia delle misure dell’omo e d’altri animali, e ancora bono architetto, cioè in quanto s’appartiene alla forma delli edifizî e dell’altre cose, che sono sopra la terra, che sono infinite forme. Di quante più avrai notizia, più fia laudabile la tua operazione, e in quelle che tu non hai pratica non recusare il ritrarle di naturale.
X. — COME ’L PITTORE DEBB’ESSER VAGO D’AUDIRE, NEL FARE DELL’OPERA SUA, IL GIUDIZIO D’OGN’OMO.
Certamente non è da recusare, in mentre che l’omo dipigne, il giudizio di ciascuno; imperocchè noi conosciamo chiaro, che l’omo, benchè non sia pittore, avrà notizia della forma dell’altro omo, e ben giudicherà s’egli è gobbo, o ha una spalla alta o bassa, o s’egli ha gran bocca o naso od altri mancamenti. — E se noi conosciamo alti omini potere con verità giudicare l’opera della natura, quanto maggiormente ci converrà confessare questi potere giudicare i nostri errori, chè sappiamo quanto l’omo s’inganna nelle sue opere, e se non lo conosci in te, consideralo in altrui, e farai profitto degli altrui errori.
Sì che sia vago con pazienza udire l’altrui opinioni; e considera bene e pensa bene, se ’l biasimatore ha cagione o no di biasimarti: e se trovi di sì, racconcia; e se trovi di no, fagli vista non l’aver inteso o tu li dimostra per ragione, s’egli è omo che tu stimi, la ragione come lui s’inganna.
XI. — DELLA TRISTA SCUSAZIONE FATTA DA QUELLI CHE FALSA — E INDEGNAMENTE SI FANNO CHIAMARE PITTORI.
Ecci una certa generazione di pittori, i quali, per loro poco studio, bisogna che vivano sotto la bellezza d’oro e d’azzurro, i quali, con somma stoltizia, allegano non mettere in opera le bone cose per li tristi pagamenti, che saprebbono ancora ben loro fare come un altro, quando fussino bene pagati. Or vedi gente istolte! non sanno questi tali tenère qualche opera bona, dicendo: — questa è da bon premio; e questa è da mezzano; e questa è di sorte [di basso prezzo] —; e mostrare d’avere opera da ogni premio.
XII. — COME LO SPECCHIO È ’L MAESTRO DE’ PITTORI.
Quando vuoi vedere, se la tua pittura tutta insieme ha conformità con la cosa ritratta di naturale, abbi uno specchio, e favvi dentro specchiare la cosa viva, e paragona la cosa specchiata con la tua pittura, e considera bene, se ’l subbietto de l’una e l’altra similitudine ha conformità insieme.
E sopra tutto lo specchio si de’ pigliare per suo maestro, cioè lo specchio piano, imperocchè su la sua superfizie le cose hanno similitudine con la pittura in molte parti.
Cioè, tu vedi la pittura fatta sopra un piano dimostrare cose, che paiono rilevate, e lo specchio sopra uno piano fa quel medesimo; la pittura è una sola superfizie, e lo specchio quel medesimo; la pittura è impalpabile, in quanto che quello, che pare tondo e spiccato, non si po’ circondare co’ le mani, e lo specchio fa il simile; lo specchio e la pittura mostra la similitudine dello cose circondate da ombra e lume; l’una e l’altra pare assai di là dalla sua superfizie.