E se tu conosci, che lo specchio, per mezzo de’ lineamenti e ombre e lumi, ti fa parere le cose dispiccate, e avendo tu fra il tuoi colori l’ombre e lumi più potenti che quelli dello specchio, certo, se tu li saprai ben comporre insieme, la tua pittura parrà ancora lei una cosa naturale, vista in uno grande specchio.

XIII. — PRECETTO AL PITTORE.

Ogni ramo e ogni frutto nasce sopra il nascimento della sua foglia, la quale li scusa [gli fa le veci di madre] madre col porgergli l’acqua delle pioggie e l’umidità della rugiada, che li cade la notte di sopra, e molte volte li toglie li superchi calori delli raggi del sole.

Adunque tu, pittore, che non hai tali regole, per fuggire il biasimo delli intendenti, sii vago di ritrarre ogni tua cosa di naturale, e non disprezzare lo studio, come fanno i guadagnatori.

XIV. — LA PITTURA È UN DISCORSO FIGURATO.

Li omini e le parole son fatti, e tu, pittore, non sapendo operare le tue figure, tu se’ come l’oratore, che non sa adoperare le parole sue.

XV. — ORDINE DELLO STUDIO.

Il giovane debbe prima imparare Prospettiva; poi le misure d’ogni cosa; poi di mano di bon maestro, per suefarsi a bone membra; poi di naturale, per confermarsi le ragioni delle cose imparate; poi vedere a uno tempo di mano di diversi maestri; poi fare abito al mettere in pratica e operare l’arte.

XVI. — SULLO STESSO SOGGETTO.

Dico, che prima si debbe imparare le membra e sua travagliamenti, e finita tal notizia si debbe seguitare li atti secondo li accidenti, che accadano all’omo, e terzo comporre le storie, lo studio delle quali sarà fatto dalli atti naturali, fatti a caso mediante li loro accidenti; e porli mente per le strade, piazze e campagne, e notarli con brieve descrizione di liniamenti: cioè che per una testa si faccia uno O e per uno braccio una linia retta e piegata, e ’l simile si faccia delle gambe e busto; e poi tornando alla casa fare tali ricordi in perfetta forma.