XXI. — L’IDEA E LA PRATICA DELL’ARTE.

Tristo è quel maestro, del quale l’opera avanza il giudizio suo, e quello si dirizza alla perfezione dell’arte, del quale l’opera è superata dal giudizio.

XXII. — PROGRESSO INDEFINITO DELL’ARTE.

Tristo è quel discepolo, che non avanza il suo maestro.

XXIII. — QUEL PITTORE, CHE NON DUBITA, POCO ACQUISTA.

Quando l’opera supera il giudizio de l’operatore, esso operante poco acquista; e quando il giudizio supera l’opera, essa opera mai finisce di migliorare, se l’avarizia non l’impedisce.

XXIV. — PRECETTI SULLA PITTURA.

E tu, pittore, studia di fare le tue opere ch’abbino a tirare a sè li sua veditori, e quelli fermare con grande ammirazione e dilettazione; e non tirarli e poi scacciarli, come fa l’aria a quel, che, nelli tempi notturni, salta ignudo dal letto a contemplare la qualità d’essa aria nubilosa o serena, che immediate, scacciato dal freddo di quella, ritorna nel letto, donde prima si tolse. Ma fa le opere tue simili a quell’aria, che, ne’ tempi caldi, tira gli omini de li lor letti, e gli ritiene con dilettazione a prendere lo estivo fresco; e non voler essere prima pratico che dotto, e che l’avarizia vinca la gloria, che di tal arte meritamente s’acquista.

Non vedi tu che, infra le umane bellezze, il viso bellissimo ferma li viandanti e non i loro ricchi ornamenti? E questo dico a te, che con oro o altri ricchi fregi adorni le tue figure. Non vedi tu isplendenti bellezze della gioventù diminuire di loro eccellenza per li eccessivi e troppo culti ornamenti? Non hai tu visto le montanare, involte ne gl’inculti e poveri panni, acquistare maggior bellezza, che quelle, che sono ornate?

Non usare le affettate conciature o capellature di teste, dove, appresso delli goffi cervelli, un sol capello posto più d’un lato che dall’altro, colui che lo tiene, se ne promette grand’infamia, credendo che li circostanti abbandonino ogni lor primo pensiero, e solo di quel parlino, e solo quello riprendano. E questi tali han sempre per lor consigliero lo specchio e il pettine, e il vento è loro capital nemico, sconciatore delli azzimati capegli.