Quell’erbe e piante saranno di color tanto più pallido, quanto il terreno che le nutrisce è più magro e carestioso [scarso, povero] d’umore: il terreno è più carestioso e magro sopra li sassi, di che si compongono li monti. E li alberi saranno tanto minori e più sottili, quanto essi si fanno più vicini alla sommità de’ monti: e il terreno è tanto più magro, quanto s’avvicina più alle predette sommità de’ monti; e tanto più abbondante il terreno è di grassezza, quanto esso è più propinquo alle concavità delle valli.

Adunque tu, pittore, mostrerai nelle sommità de’ monti li sassi, di che esso si compone, in gran parte scoperti di terreno, e l’erbe, che vi nascono, minute e magre e in gran parte impallidite e secche, per carestia d’umore, e l’arenosa e magra terra si veda transparire infra le pallide erbe; e le minute piante, stentate e invecchiate in minima grandezza, con corte e spesse ramificazioni e con poche foglie, scoprendo in gran parte le rugginenti e aride radici, tessute con le falde [gli strati delle roccie] e rotture [i crepacci] delli rugginosi scogli, nate dalli ceppi, storpiati dalli uomini e da’ venti; e in molte parti si vegga li scogli superare li còlli de li alti monti, vestiti di sottile e pallida ruggine; e in alcuna parte dimostrare li lor veri colori scoperti, mediante la percussione delle folgori del cielo, il corso delle quali, non sanza vendetta di tali scogli, spesso son impedite.

E quanto più discendi alle radici de’ monti, le piante saranno più vigorose e spesse di rami e di foglie; e le lor verdure di tante varietà, quanto sono le specie delle piante, di che tal selve si compongono, delle quali la ramificazione è con diversi ordini e diverse spessitudini [abbondanza di rami frondosi] di rami e di foglie e diverse figure e altezze: e alcuni con istrette ramificazioni, come il cipresso; e similmente degli altri con ramificazioni sparse e dilatabili, com’è la quercia e il castagno e simili; alcuni con minutissime foglie; altri con rare, com’è il ginepro e ’l platano e simili; alcune quantità di piante, insieme nate, divise da diverse grandezze di spazi e altre unite, sanza divisioni di parti o altri spazi.

VII. — DEL MODO DEL FIGURARE UNA NOTTE.

Quella cosa ch’è privata interamente di luce è tutta tenebre. Essendo la notte in simile condizione, e tu vi vogli figurare una storia, farai che, sendovi ’l grande foco, che quella cosa ch’è più propinqua di detto foco più si tinga nel suo colore, perchè quella cosa ch’è più vicina all’obbietto, più partecipa della sua natura. E facendo il foco pendere in colore rosso, farai tutte le cose alluminate da quello ancora loro rosseggiare e quelle che sono più lontane a detto foco più sien tinte del colore nero della notte. Le figure, che sono fra te e ’l foco, appariscano scure nella oscurità della notte e non della chiarezza del foco, e quelle che si trovano dai lati sieno mezze oscure e mezze rosseggianti, e quelle che si possono vedere dopo i termini delle fiamme saranno tutte alluminate di rosseggiante lume in campo nero.

In quanto alli atti, farai quelli che li sono presso, farsi scudo colle mani e con mantegli, a riparo del superchio calore, e, torto col volto in contraria parte, mostrare fuggire da quelli più lontani; farai gran parte di loro farsi colle mani riparo alli occhi offesi da superchio splendore.

VIII. — COME SI DEE FIGURAR UNA FORTUNA [burrasca].

Se vuoi figurare bene una fortuna, considera e poni bene i sua effetti, quando il vento, soffiando sopra la superfizie del mare e della terra, rimove e porta con seco quelle cose, che non sono ferme, colla universal marea.

E per ben figurare questa fortuna, farai in prima i nuvoli spezzati e rotti dirizzarsi per lo corso del vento, accompagnati dall’arenosa polvere, levata da’ liti marini, e rami e foglie levati per la potenza del furore del vento, isparsi per l’aria, e in compagnia di quelle molte altre leggere cose. Li alberi e l’erbe piegate a terra quasi mostrarsi volere seguire il corso dei venti, coi rami storti fuor del naturale corso e le scompigliate e racconciate foglie. Gli omini, che lì si trovano, parte caduti e rivolti per li panni e per la polvere, quasi sieno sconosciuti; e quelli, che restano ritti, sieno dopo qualche albero abbracciati a quelli, perchè il vento non li strascini; altri con le mani a li occhi per la polvere, chinati a terra, e i panni e capegli diretti al corso del vento. Il mare turbato e tempestoso sia pieno di retrosi [aggiramenti vorticosi dell’acqua], e schiuma in fra le elevate onde, e ’l vento levare infra la combattuta aria della schiuma più sottile a uso di spessa e avviluppata nebbia. I navilî, che dentro vi sono, alcuni ve ne farai con la vela rotta, e i brani d’essa ventilando infra l’aria in compagnia d’alcuna corda rotta; alcuni alberi rotti, caduti, col navilio intraversato e rotto infra le tempestose onde; certi omini gridanti abbracciare il rimanente del navilio; farai i nuvoli cacciati dagl’impetuosi venti, battuti nell’alte cime delle montagne, fare a quegli avviluppati retrosi, a similitudine dell’onde percosse nelli scogli. L’aria spaventosa per le oscure tenebre fatte nell’aria dalla polvere, nebbia e nuvoli folti.

IX. — MODO DI FIGURARE UNA BATTAGLIA.