Farai in prima il fumo dell’artiglieria, mischiato in fra l’aria, insieme con la polvere, mossa dal movimento de’ cavalli e de’ combattitori. La quale mistione userai così: la polvere, perchè è cosa terrestre e ponderosa, e ben che per la sua sottilità facilmente si levi e mischi infra l’aria, niente di meno volentieri ritorna in basso, e il suo sommo montare è fatto dalla parte più sottile, adunque il meno fia veduta, e parrà quasi di colore d’aria; il fumo, che si mischia in fra l’aria impolverata, quanto più s’alza a certa altezza, parrà oscura nuvola, e vederassi ne le sommità più espeditamente il fumo, che la polvere.

Il fumo penderà in colore alquanto azzurre, e la polvere terrà il suo colore: dalla parte che viene il lume, parrà questa mistione d’aria, fumo e polvere molto più lucida, che dalla opposita parte; i combattitori quanto più fieno infra detta turbolenza, meno si vedranno e meno differenza fia dai loro lumi alle loro ombre.

Farai rosseggiare i volti e le persone e l’aria e li scoppettieri insieme co’ vicini, e detto rossore quanto più si parte dalla sua cagione, più si perda; e le figure, che sono in fra te e ’l lume, essendo lontane, parranno scure in campo chiaro, e le loro gambe, quanto più s’apresseran alla terra, men fieno vedute, perchè la polvere è lì più grossa e più spessa.

E se farai cavalli correnti fuori della turba, falli nuvoletti di polvere distanti l’uno dall’altro, quanto po’ essere lo ’ntervallo de’ salti fatti dal cavallo, e quello nuvolo, ch’è più lontano da detto cavallo, men si vegga, anzi sia alto, sparso e raro, e più presso sia più evidente e minore e più denso.

L’aria sia piena di saettume di diverse ragioni: chi monti, chi discenda, qual sia per linea piana; e le ballotte delli scoppietti sieno accompagnate d’alquanto fumo dirieto al lor corso.

E le prime figure farai polverose, i capegli e ciglia e altri lochi piani, atti a sostenere la polvere. Farai i vincitori correnti co’ capegli, e altre cose leggiere, sparse al vento: con le ciglia basse e’ caccia i contrarî membri innanzi, cioè se mandera’ innanzi il piè destro che ’l braccio stanco ancor lui venga innanzi. E se farai alcuno caduto fara’ gli il segno dello sdrucciolare su per la polvere, condotto [ridotto, trasmutato] in sanguinoso fango, e dintorno alla mediocre liquidezza della terra farai vedere istampite [impresse] le pedate degli omini e cavalli di lì passati.

Farai alcuno cavallo strascinare morto il suo signore, e dirieto a quello lasciare per la polvere e fango il segno dello strascinato corpo; farai li vinti e battuti pallidi colle ciglia alte nella lor congiunzione, e la carne, che resta sopra loro, sia abbondante di dolenti crespe. Le fauci del naso sieno con alquante grinze partite in arco dalle narici e terminate nel principio dell’occhio; le narici alte, cagion di dette pieghe; le labbra arcate scoprano i denti di sopra. I denti spartiti in modo di gridare con lamento. L’una delle mani faccia scudo ai paurosi occhi, voltando il dirieto inverso il nimico, l’altra stia a terra a sostenere il levato busto. Altri farai gridanti colla bocca isbarrata e fuggenti; fara’ molte sorte d’arme in fra i piedi de’ combattitori come scudi rotti, lancie, spade rotte, altre simili cose; farai omini morti, alcuni ricoperti mezzi dalla polvere, altri tutta la polvere, che si mischia coll’uscito sangue, convertirsi in rosso fango, e vedere il sangue del su’ colore correre con torto corso dal corpo alla polvere; altri morendo strignere i denti o travolgere gli occhi, strignere le pugna alla persona e le gambe storte. Potrebbesi vedere alcuno disarmato e abbattuto dal nemico volgersi al nemico, con morsi e graffi fare crudele e aspra vendetta; potresti vedere alcuno cavallo leggero correre coi crini sparsi al vento, correre in fra i nemici, e co’ piedi fare molto danno; vedresti alcuno storpiato, caduto in terra farsi copritura col suo scudo, e ’l nemico, chinato in basso, fare forza di dare morte a quello.

Potrebbesi vedere molti omini caduti in un gruppo sopra uno caval morto. Vederai alcuni vincitori lasciare il combattere e uscire dalla moltitudine nettandosi co le due mani li occhi e le guancia ricoperte di fango, fatte da lagrimare degli occhi per l’amor della polvere. Vederesti le squadre del soccorso stare pien di speranza e sospetto, co’ le ciglia aguzze, facendo a quelle ombra con le mani, e riguardare infra la folta e confusa caligine dell’essere attenti al comandamento del capitano; e simile, il capitano col bastone levato e corrente inverso il soccorso, mostrare a quelli la parte dove di loro è carestìa; e alcun fiume dentro cavalli correnti riempiendo la circustante acqua di turbolenza di onde di schiuma e d’acqua confusa, saltante infra l’aria e tra le gambe e corpi de’ cavalli. E non fare nessun loco piano, se non le pedate ripiene di sangue.

X. — FIGURAZIONE DEL DILUVIO.

L’aria era oscura per la spessa pioggia, la qual, con obbliqua discesa, piegata dal trasversal corso de’ venti, faceva onde di sè per l’aria, non altrementi che far si vegga alla polvere, ma sol si variava perchè tale innondazione era traversata dalli liniamenti, che fanno le gocciole dell’acqua, che discende. Ma il colore suo era dato dal fuoco, generato dalle saette fenditrici e squarciatrici delli nuvoli, i vampi delle quali percoteano e aprivano li gran pelaghi delle riempiute valli, li quali aprimenti mostravano nelli lor vertici le piegate cime delle piante. E Nettuno si vedea in mezzo alle acque col tridente, e vedeasi Eolo colli sua venti ravvilluppare notanti piante diradicate, miste colle immense onde.