L’orizzonte, con tutto lo emisperio, era turbo e focoso, per le ricevute vampe delle continue saette. Vedevansi li omini e li uccelli, che riempivan di sè li grandi alberi, scoperti dalle dilatate onde, componitrici delli colli, circondatori delli gran baratri.
XI. — SEGUE.
Vedeasi la oscura e nebulosa aria essere combattuta dal corso di diversi venti, e avviluppati dalla continua pioggia e misti colla gragnuola, li quali or qua ora là portavano infinita ramificazione delle stracciate piante, miste con infinite foglie. Dintorno vedeasi le antiche piante diradicate e stracciate dal furor de’ venti. Vedevasi le ruine de’ monti, già scalzati dal corso de’ lor fiumi, ruinare sopra i medesimi fiumi e chiudere le loro valli; li quali fiumi ringorgati allagavano, e sommergevano le moltissime terre, colli lor popoli.
Ancora avresti potuto vedere, nelle sommità di molti monti, essere insieme ridotte molte varie spezie d’animali, spaventati e ridotti al fin dimesticamente, in compagnia de’ fuggiti omini e donne colli lor figlioli. E le campagne coperte d’acqua mostravan le sue onde in gran parte coperte di tavole, lettiere, barche, altri vari strumenti, fatti dalla necessità e paura della morte, sopra li quali eran donne, omini colli lor figlioli misti, con diverse lamentazioni e pianti, spaventati dal furor de’ venti, li quali con grandissima fortuna rivolgevan l’acque sotto sopra insieme colli morti, da quella annegati. E nessuna cosa più lieve che l’acqua era che non fussi coperta di diversi animali, i quali, fatti tregua, stavano insieme con paurosa collegazione [aggruppamento], infra’ quali eran lupi, volpi, serpi e d’ogni sorte, fuggitori dalla morte. E tutte l’onde percuotitrici de’ lor lidi, combattevan quelli, colle varie percussioni di diversi corpi annegati, le percussioni de’ quali uccidevano quelli, alli quali era restato vita.
Alcune congregazioni d’omini avresti potuti vedere, le quali con armata mano difendevano li piccioli siti, che loro eran rimasti, da lioni, lupi e animali rapaci, che quivi cercavan lor salute. Oh! quanti romori spaventevoli si sentivan per l’aria scura, percossa dal furore de’ tuoni e delle folgori, da quelli scacciate, — che per quella ruinosamente scorrevano, percotendo ciò che s’opponea al suo corso! Oh! quanti avresti veduti colle proprie mani chiudersi li orecchi per schifare l’immensi romori, fatti per la tenebrosa aria dal furore de’ venti misti con pioggia, tuoni celesti e furore di saette!
Altri, non bastando loro il chiudere delli occhi, ma colle proprie mani ponendo quelle l’una sopra dell’altra, più se li coprivano, per non vedere il crudele strazio fatto della umana spezie dall’ira di Dio. — Oh! quanti lamenti e quanti spaventati si gettavano dalli scogli! Vedeasi le grandi ramificazioni delle gran quercie, cariche d’omini, esser portate per l’aria dal furore delli impetuosi venti.
Quante eran le barche volte sotto sopra, e quelle intere e quelle in pezzi esservi sopra gente, travagliandosi per loro scampo, con atti e movimenti dolorosi, pronosticanti di spaventevole morte. Altri con movimenti disperati si toglievano la vita, disperandosi di non potere sopportare tal dolore: de’ quali alcuni si gittavano dalli alti scogli, altri si stringevano la gola colle proprie mani, alcuni pigliavan li propri figlioli, e con grande rapidità li sbattevan interi, alcuni colle proprie sue armi si ferivano e uccidean sè medesimi, altri gittandosi ginocchioni si raccomandavan a Dio. Oh! quante madri piangevano i sua annegati figlioli, quelli tenendo sopra le ginocchia, alzando le braccia aperte in verso il cielo, e con voci, composte di diversi urlamenti, riprendevan l’ira delli Dei; altri, colle man giunte e le dita insieme tessute, mordevano, e con sanguinosi morsi quel divoravan, piegandosi col petto alle ginocchia per lo immenso e insopportabile dolore.
Vedeansi li armenti delli animali, come cavalli, buoi, capre, pecore, esser già attorniati dalle acque e essere restati in isola nell’alte cime de’ monti, già restrigniersi insieme, e quelli del mezzo elevarsi in alto, e camminare sopra delli altri, e fare infra loro gran zuffe, de’ quali assai ne morivan per carestia di cibo.
E già li uccelli si posavan sopra li omini e altri animali, non trovando più terra scoperta che non fusse occupata da’ viventi; già la fame, ministra della morte, avea tolto la vita a gran parte delli animali; quando li corpi morti già levificati si levavano dal fondo delle profonde acque e surgevano in alto. E infra le combattenti onde, sovra le quali si sbattevano l’un nell’altro, e, come balle piene di vento, risaltavan indirieto dal sito della lor percussione, questi si facevan base de’ predetti morti. E sopra queste maledizioni si vedea l’aria coperta di oscuri nuvoli, divisi dalli serpeggianti moti dello infuriate saette del cielo, alluminanti or qua or là infra la oscurità delle tenebre.
Vedesi il moto dell’aria mediante il moto della polvere, mossa dal corso del cavallo, il moto della quale è tanto veloce a riempiere il vacuo, che di sè lascia nell’aria, che di sè lo vestiva, quanto è la velocità di tal cavallo a fuggirsi dalla predetta aria.