Ma la ringorgata acqua si vada raggirando pel pelago, che dentro a sè la rinchiude, e con ritrosi revertiginosi in diversi obbietti, percuotendo e risaltando in aria colla fangosa schiuma, poi ricadendo e facendo riflettere in aria l’acqua percossa. E le onde circolari, che si fuggono dal loco della percussione, camminando col suo impeto in traverso, sopra del moto dell’altre onde circolari, che contra di loro si muovono, e, dopo la fatta percussione, risalgano in aria, sanza spiccarsi dalle lor basi.
E all’uscita, che l’acqua fa di tal pelago, si vede le disfatte onde distendersi inverso la loro uscita, dopo la quale, cadendo over discendendo infra l’aria, acquista peso e moto impetuoso, dopo il quale, penetrando la percossa acqua, quella apre, e penetra con furore alla percussione del fondo, dal quale poi riflettendo, risalta inverso la superfizie del pelago, accompagnata dall’aria, che con lei si sommerse, e questa resta nella uscita colla schiuma, mista con legnami e altre cose più lievi che l’acqua, intorno alle quali si dà principio all’onde, che tanto più crescono in circuito, quanto più acquistano di moto: il qual moto le fa tanto più basse quanto ell’acquistano più larga base, e per questo sono poco evidenti nel lor consumamento. Ma, se l’onde ripercotono in varî obbietti, allora elle risaltano indirieto sopra l’avvenimento dell’altre onde, osservando l’accrescimento della medesima curvità, ch’ell’avrebbero acquistato nell’osservazione del già principiato moto.
Ma la pioggia nel discendere de’ sua nuvoli è del medesimo color d’essi nuvoli, cioè della sua parte ombrosa, se già li razzi solari non li penetrassino: il che se così fusse, la pioggia si dimostrerebbe di minore oscurità che esso nuvolo. E se li gran pesi delle massime ruine delli gran monti o d’altri magni edifizî, in lor ruine, percuoteranno li gran pelaghi dell’acque, allora risalterà gran quantità d’acqua infra l’aria, il moto della quale sarà fatto per contrario aspetto a quello che fece il moto del percussore dell’acque, cioè l’angolo della riflession, e fia simile all’angolo della incidenza.
Delle cose portate dal corso delle acque, quella si discosterà più dalle opposite rive, che fia più grave over di maggior quantità. Li ritrosi delle acque nelle sue parti sono tanto più veloci, quanto elle son più vicine al suo centro. La cima delle onde del mare discende dinanzi alle lor basi, battendosi e confregandosi sopra le globulenze della sua faccia: e tal confregazione, trita in minute particule della discendente acqua, la qual, convertendosi in grossa nebbia, si mischia nelli corsi de’ venti a modo di ravviluppato fumo e revoluzion di nuvoli, e la leva al fine infra l’aria, e si converte in nuvoli. Ma la pioggia, che discende infra l’aria, nell’essere combattuta e percossa dal corso de’ venti, si fa rara o densa, secondo la rarità o densità d’essi venti, e per questo si genera infra l’aria una innondazione di trasparenti, fatti dalla discesa della pioggia che è vicina all’occhio, che la vede. L’onde del mare, che percuotono l’obliquità de’ monti, che con lui combinano, saranno schiumose, con velocità contro al dosso de’ detti colli, e nel tornare indirieto si scontrano nell’avvenimento della seconda onda, e dopo il gran loro strepito tornan, con grande innondazione, al mare, donde si partirono. Gran quantità di popoli, d’uomini e d’animali diversi si vedean scacciati dell’accrescimento del diluvio inverso le cime de’ monti, vicini alle predette acque.
Onde del mare di Piombino, tutte d’acqua schiumosa.
Dell’acqua che risalta; de’ venti di Piombino; a Piombino ritrosi di venti e di pioggia con rami e alberi misti coll’aria; votamenti dell’acqua, che piove nelle barche.[147]
XII. — L’ISOLA DI CIPRO.
Dalli meridionali lidi di Cilicia si vede per australe la bell’isola di Cipro, la qual fu regno della dea Venere, e molti, incitati dalla sua bellezza, hanno rotte le loro navi e sartie infra li scogli, circondati dalle vertiginose onde. Quivi la bellezza del dolce colle invita i vagabondi naviganti a recrearsi infra le sue fiorite verdure, fra le quali i venti raggirandosi empiono l’isola e ’l circostante mare di soavi odori.... Oh! quante navi quivi già son sommerse! oh! quanti navili rotti negli scogli! Quivi si potrebbero vedere innumerabili navili, chi è rotto e mezzo coperto dall’arena, chi si mostra da poppa e chi da prua, chi da carena e chi da costa, — e parrà a similitudine d’un Giudizio, che voglia risuscitare navili morti, tant’è la somma di quelli, che copre tutto il lito settentrionale. Quivi i venti d’aquilone, resonando, fan varî e paurosi soniti.