Detta per quelle terre, che si rallegran di vedere perdere la libertà ai loro maggiori, mediante i quali poi perdano il soccorso e rimangono legati in potenza del loro nemico, lasciando la libertà e spesse volte la vita.

XXXVI. — LA SCIMMIA E L’UCCELLETTO.

Trovando la scimmia uno nido di piccioli uccelli, tutta allegra appressatasi a quelli, i quali essendo già da volare, ne potè solo pigliare il minore. Essendo piena d’allegrezza, con esso in mano se n’andò al suo ricetto; e, cominciato a considerare questo uccelletto, lo cominciò a baciare; e, per lo isviscerato amore, tanto lo baciò e rivolse o strinse, ch’ella gli tolse la vita. È detta per quelli, che, per non gastigare i figlioli, capitano male.

XXXVII. — IL CANE E LA PULCE.

Dormendo il cane sopra la pelle d’un castrone, una delle sue pulci, sentendo l’odore della unta lana, giudicò quello dovessi essere loco di miglior vita e più sicura da’ denti e unghia del cane, che pascersi del cane; e sanza altri pensieri, abbandonò il cane. E, entrata infra la folta lana, cominciò con somma fatica a volere trapassare alle radici de’ peli: la quale impresa, dopo molto sudore, trovò esser vana, perchè tali peli erano tanto spessi, che quasi si toccavano, e non v’era spazio, dove la pulce potesse saggiare tal pelle. Onde, dopo lungo travaglio e fatica, cominciò a volere ritornare al suo cane; il quale essendo già partito, fu costretta, dopo lungo pentimento, amari pianti, a morirsi di fame.

XXXVIII. — IL TOPO, LA DONNOLA E IL GATTO.

Stando il topo assediato in una piccola sua abitazione dalla donnola, la quale con continua vigilanzia attendea alla sua disfazione [distruzione, morte], e, per uno piccolo spiraculo, riguardava il suo gran periculo. — Infrattanto venne la gatta, e subito prese essa donnola, e immediate l’ebbe divorata. Allora il ratto, fatto sagrificio a Giove d’alquante sue nocciole, ringraziò sommamente la sua deità; e uscito fori della sua buca a possedere la già persa libertà, de la quale subito, insieme colla vita, fu, dalle feroci unghia e denti della gatta, privato.

XXXIX. — IL RAGNO E IL GRAPPOLO D’UVA.

Il ragno, stando infra l’uve, pigliava le mosche, che in su tali uve si pascevano: venne la vendemmia e fu pestato, il ragno insieme coll’uve.

XL. — SUL MEDESIMO SOGGETTO.