XXXI. — LA FORMICA E IL CHICCO DI GRANO.
La formica, trovato un grano di miglio, il grano, sentendosi preso da quella, gridò: — Se mi fai tanto piacere di lasciarmi fruire il mio desiderio del nascere, io ti renderò cento me medesimi. — E così fu fatto.
XXXII. — L’OSTRICA, IL RATTO E LA GATTA.
Sendo l’ostrica, insieme colli altri pesci in casa del pescatore scaricata vicino al mare, pregò il ratto, che al mare la conduca; e ’l ratto, fatto disegno di mangiarla, la fa aprire; e mordendola, questa li serra la testa e sì lo ferma: viene la gatta e l’uccide.
XXXIII. — IL FALCONE E L’ANITRA.
Il falcone, non potendo sopportare con pazienzia il nascondere che fa l’anitra, fuggendosele dinanzi e entrando sotto acqua: volle, come quella, sott’acqua seguitare, e, bagnatosi le ponne, rimase in essa acqua: o l’anitra levatasi in aria, schernía il falcone, che annegava.
XXXIV. — L’OSTRICA E IL GRANCHIO.[29]
Ostrica. Questa, quando la luna è piena, s’apre tutta, e, quando il granchio la vede, dentro le getta qualche sasso o festuca: e questa non si può risserrare, ond’è cibo d’esso granchio. Così fa chi apre la bocca a dire il suo segreto, che si fa preda dello indiscreto auditore.
XXXV. — I TORDI E LA CIVETTA.
I tordi si rallegrarono forte, vedendo che l’omo prese la civetta e le tolse la libertà, quella legando con forti legami ai sua piedi. La qual civetta fu poi, mediante il vischio, causa non di far perdere la libertà ai tordi, ma la loro propria vita.