Uno disse a un altro: — tu hai tutti li occhi mutati in istran colore. —

Quello li rispose: — egli è perchè i mia occhi veggono il tuo viso strano. —

XIV. — MOTTO.

Uno disse, che in suo paese nasceva le più strane cose del mondo. L’altro rispose: — tu che vi se’ nato, confermi ciò esser vero, per la stranezza della tua brutta presenza. —

XV. — FACEZIA DI UN PRETE.

Una lavava i panni, e pel freddo avea i piedi molto rossi; e passandole appresso uno prete, domandò, con ammirazione, donde tale rossezza derivassi; al quale la femmina subito rispose che tale effetto accadeva, perchè ella avea sotto il foco. Allora il prete mise mano a quello membro, che lo fece essere più prete che monaca, e, a quella accostandosi, con dolce e sommessiva voce, pregò quella che ’n cortesia li dovessi un poco accendere quella candela.

XVI. — FACEZIA.

Uno, andando a Modana, ebbe a pagare 5 soldi di Lira di gabella della sua persona. Alla qual cosa cominciato a fare gran romore e ammirazione, attrasse a sè molti circostanti; i quali domandando donde veniva tanta maraviglia, ai quali Maso rispose: — oh! non mi debbo io maravigliare? conciossia che tutto un omo non paghi altro che 5 soldi di Lira, e a Firenze io, solo a metter dentro il c..., ebbi a pagare 10 ducati d’oro, e qui metto il c...., i c.... e tutto il resto per sì piccol dazio. Dio salvi e mantenga tal città, e chi la governa! —

XVII. — MOTTO ARGUTO.

Due camminando di notte per dubbiosa via, quello dinanzi fece grande strepito col culo; e disse l’altro compagno: — or veggo io ch’i’ son da te amato. — Come? disse l’altro. — Quel rispose: — tu mi porgi la coreggia, perch’io non caggia, nè mi perda da te. —