Fu detto a uno che si levasse dal letto, perchè già era levato il sole, e lui rispose: — se io avessi a fare tanto viaggio e faccende quanto lui, ancora io sarei già levato, e però, avendo a fare sì poco cammino, ancora non mi voglio levare. —
IX. — ARGUZIA.
Uno vedendo una femmina parata a tener tavola in giostra, guardò il tavolaccio, e gridò vedendo la sua lancia: — ohimè! questo è troppo picciol lavorante a sì gran bottega! —
X. — RISPOSTA AD UN MOTTO.
Uno vede una grande spada allato a un altro, e dice: — o poverello! ell’è gran tempo ch’io t’ho veduto legato a questa arme: perchè non ti disleghi, avendo le mani disciolte e possiedi libertà? — Al quale costui rispose: — questa è cosa non tua, anzi è vecchia. — Questi, sentendosi mordere, rispose: — io ti conosco sapere sì poche cose in questo mondo, ch’io credevo che ogni divulgata cosa a te fussi per nova. —
XI. — FACEZIA AD UN VANTATORE.
Uno disputando, e vantandosi di saper fare molti varî e belli giochi, un altro de’ circostanti disse: — io so fare uno gioco, il quale farà trarre le brache a chi a me parrà. — Il primo vantatore, trovandosi sanza brache: — che no, disse, che a me non le farai trarre! E vadane un paro di calze. — Il proponitore d’esso gioco, accettato lo ’nvito, improntò [si procacciò] più para di brache, e trassele nel volto al mettitore delle calze, e vinse il pegno.
XII. — RISPOSTA AD UN MOTTO.
Uno disse a un suo conoscente: — tu hai tutti li occhi trasmutati in istrano colore. — Quello li rispose intervenirli spesso: — ma tu non ci hai posto cura. — E quando t’addivien questo? — Rispose l’altro: — ogni volta ch’e’ mia occhi veggono il tuo viso strano, per la violenza ricevuta da sì gran dispiacere, s’impallidiscono, e mutano in istrano colore. —