[116]. Ivi, lib. VIII, cap. XXVII, pag. 65.

[117]. Ivi, lib. VIII, cap. XXVII, pag. 65 (98-99).

[118]. Ivi, lib. VIII, cap. XXVII, pag. 65 (99-100).

[119]. Ivi, lib. VIII, cap. XXVII, pag. 65-66 (100-101).

[120]. Ivi, lib. VIII, cap. XXVII, pag. 66.

[121]. Ivi, lib. VIII, cap. XXVII, pag. 66 (101-102).

[122]. La profonda osservazione, contenuta in questo passo, è stata suggerita a Leonardo dalle contraddizioni e incertezze, in cui s’era avvolta la meccanica presso gli antichi. La leva archimedea non essendo una verga solida, ma una linea geometrica, poteva fornire agli investigatori soltanto dei risultati matematici e astratti; più tardi gli antichi, incautamente, fusero e confusero i dati della aritmetica coi dati della esperienza, rendendo così più acuto quel contrasto fra l’ideale e il reale, che la scienza greco-romana non riuscì a comporre. Il Vinci, intuendo nettamente una scienza interprete e legislatrice della natura, attenua qui il proposito di voler correggere, con critica investigazione, le cifre discordanti, offerte dagli antichi testi. — Si veda sulle caratteristiche dell’antica e della nuova scienza: Höffding, Geschichte der neueren Philosophie. Leipzig, 1895. Vol. I, pag. 84; 176-227. E su Leonardo: Dühring, Kritische Geschichte der allgemeinen Prinzipien der Mechanik. Leipzig, 1877. Pag. 12 e seg.

[123]. Questo passo, o più esattamente il seguente, che vi è contenuto, e attinto al Valturio, De re militari libri XII ad Sigismundum Pandulfum Malatestam ........ edente Paulo Ramusio. Verona, 1483. Pag. 12; opera da Leonardo ricordata nel Codice Atlantico: folio 207 rº, con la indicazione: De re militari. Non hanno quindi nessuna ragione le ricerche iniziate dal Müller Strubing in Richter, The literary works of Leonardo da Vinci. London, 1883. Vol. I, pag. 16.

[124]. Si veda ancora: Valturio, De re militari. Pag. 12, donde questo frammento è stato tradotto parola a parola.

[125]. Il passo qui riferito precede le splendide pagine di Leonardo contro l’ipotesi filolaico-platonica, che assegnava rispettivamente la figura di ciascuno dei cinque poliedri regolari (figuræ mundanæ) agli elementi della terra, acqua, aria, fuoco e universo. — Sul valore matematico di questo concetto, si veda lo Chasles, Aperçu historique sur l’origine et sur le développement des méthodes en géométrie, Paris, 1875, pag. 512-515; e sui passi del Vinci ad esso relativi, i miei Studî sulla filosofia naturale di Leonardo da Vinci. Modena, 1898, pag. 88-89. Per le fonti cfr. Luca Pacioli, Divina proporzione. Venezia, 1509. Pag. LV.