L’ermellino, per la sua moderanza, non mangia se non una sola volta il dì, e prima si lascia pigliare a’ cacciatori che voler fuggire nella infangata tana — per non maculare la sua gentilezza.
XXXV. — AQUILA.[65]
L’aquila, quando è vecchia, vola tanto in alto che abbrucia le sue penne, e natura consente che si rinnovi in gioventù, cadendo nella poca acqua. E, se i sua nati non po’ [possono] sostener la vista del sole, non li pasce. Nessuno uccel, che non vole morire, non s’accosti al suo nido! Gli animali che forte la temano! Ma essa a lor non noce [Sott.: senza che sia provocata]: sempre lascia rimanente della sua preda.
XXXVI. — LUMERPA [uccello favoloso]. FAMA.[66]
Questa nasce nell’Asia Maggiore, e splende sì forte che toglie le sue ombre, e morendo non perde esso lume, e mai li cade più le penne, e la penna, che si spicca, più non luce.
XXXVII. — PELLICANO.[67]
Questo porta grande amore a’ sua nati, e, trovando quelli nel nido morti dal serpente, si punge a riscontro al core, e, col suo piovente sangue bagnandoli, li torna in vita.
XXXVIII. — SALAMANDRA.[68]
La salamandra nel foco raffina la sua scorza. Per la virtù [detto per la virtù, simbolo della virtù]: questa non ha membra passive [non patisce, non soffre], e non si prende la cura d’altro cibo che di foco, e spesso in quello rinnova la sua scorza.