Questa, trovando la tana del basilisco, coll’odore della sua sparsa orina, l’occide: l’odore della quale orina ancora, spesse volte, essa donnola occide.
LXXVI. — CERASTE [Plinio: Altra sorta di serpente].[104]
Queste hanno quattro piccioli corni mobili, onde, quando si vogliano cibare, nascondano sotto le foglie tutta la persona, salvo esse cornicina; le quali movendo, pare agli uccelli quelli essere piccioli vermini, che scherzino, onde subito si calano per beccarli, e questa subito s’avviluppa loro in cerchio, e sì li divora.
LXXVII. — AMFESIBENE.[105]
Questa ha due teste, l’una nel suo loco, l’altra nella coda, come se non bastassi, che da un solo loco gittassi il veneno.
LXXVIII. — IACULO [Plinio: serpe velenoso].[106]
Questa sta sopra le piante, e si lancia come dardo, e passa attraverso le fiere, e l’uccide.
LXXIX. — ASPIDO.[107]
Il morso di questo animale non ha rimedio, se non di subito tagliare le parti morse. Questo sì pestifero animale ha tale affezione nella sua compagna, che sempre vanno accompagnati; che, se per disgrazia l’uno di loro è morto, l’altro, con incredibile velocità, seguita l’ucciditore; ed è tanto attento e sollecito alla vendetta, che vince ogni difficultà, passando ogni esercito. Solo il suo nemico cerca offendere, e passa ogni spazio, e non si può schifarlo, se non col passare l’acque o con velocissima fuga. Ha li occhi in dentro e grandi orecchi, e più lo move l’audito che ’l vedere.