LX. — DALLA INVESTIGAZIONE DEGLI EFFETTI SI SCOPRONO LE CAUSE.
Ma prima farò alcuna esperienza avanti, ch’io più oltre proceda, perchè mia intenzione è allegare prima l’esperienza, e poi colla ragione dimostrare, perchè tale esperienza è costretta in tal modo ad operare.
E questa è la vera regola, come li speculatori delli effetti naturali hanno a procedere, e ancora che la natura cominci dalla ragione e termini nella sperienza, a noi bisogna seguitare in contrario, cioè cominciando — come di sopra dissi — dalla sperienza, e con quella investigare la ragione.
LXI. — BISOGNA RIPETERE LE ESPERIENZE E VARIARE LE CIRCOSTANZE.
Innanzi di fare di questo caso una regola generale, sperimentalo due o tre volte, guardando se le sperienze producono gli stessi effetti.
LXII. — ESEMPIO DELLA PRECEDENTE REGOLA.
Se molti corpi, d’egual peso e figura, saranno l’un dopo l’altro, con egual tempo, lasciati cadere, li eccessi de’ loro intervalli saranno infra loro eguali.[126]
La sperienza della predetta conclusione di moto si debbe fare in questa forma, cioè: tolgansi due ballotte d’egual peso e figura, e si faccino lasciare cadere di grande altezza in modo che, nel lor principio di moto, si tocchino l’una l’altra, e lo sperimentatore stia a terra a vedere se ’l loro cadere l’ha ancora mantenute in contatto o no. E questa esperienza si faccia più volte, acciò che qualche accidente non impedissi o falsassi tale prova, che la sperienza fussi falsa, e ch’ella ingannassi o no il suo speculatore.
LXIII. — BISOGNA LIMITARE LA RAGIONE ALLA ESPERIENZA, NON ESTENDERE LA RAGIONE AL DI LÀ DELLA ESPERIENZA.
Quanto più si diminuisce il mobile, il suo motore lo caccia più, proporzionevolmente secondo la sua diminuzione in infinito, sempre acquistando velocità di moto.[127]