XLI. — ASPETTI VARÎ DELLA FORZA.
La gravità, la forza, e ’l moto accidentale, insieme colla percussione, son le quattro accidentali potenze colle quali tutte l’evidenti opere de’ mortali hanno loro essere e loro morte.
XLII. — ANCORA DEL PRINCIPIO D’INERZIA.
Ogni moto attende al suo mantenimento, overo: ogni corpo mosso sempre si move, in mentre che la impressione de la potenzia del suo motore in lui si riserva.
XLIII. — ANCORA.
Ciascun con violenza mantiene suo essere. — E se possibile fussi dare un diametro d’aria a questa spera della terra, a similitudine d’un pozzo, che dall’una all’altra superfizie si mostrassi, e per esso pozzo si lasciassi cadere un corpo grave; ancora che esso corpo si volessi al centro fermare, l’impeto sarebbe quello, che per molti anni glielo vieterebbe.
XLIV. — SULLA PITAGORICA ARMONIA DELLE SFERE CELESTI.[136]
Della confregazione de’ cieli, s’ella fa sôno o no.
Ogni sôno si causa dall’aria ripercossa in corpo denso e, s’ella sarà fatta da due corpi gravi infra loro, ell’è mediante l’aria, che li circonda, e questa tal confregazione consuma li corpi confregati: adunque seguiterebbe, che li cieli, nella lor confregazione, per non avere aria infra loro, non generassino sôno. E se tale confregazione pure avesse verità, essi, in tanti seculi che tali cieli son rivoltati, si sarebbon consumati da tanta immensa velocità fatta in ogni giornata; e se pur facessin sôno esso non si può spandere, perchè il sôno della percussione fatta sotto l’acqua poco si sente, e meno o niente si sentirebbe ne’ corpi densi; ancora: ne’ corpi politi la lor confregazione fa non sôno, il che similmente accadrebbe non farsi sôno nel contatto over confregazione de’ cieli; e, se tali cieli non sono politi nel contatto delle lor confregazioni, sèguita essere globulosi e ruvidi, adunque il lor contatto non è continuo, essendo così e’ si genera il vacuo; il quale è concluso non darsi in natura.
Adunque è concluso che confregazione avrebbe consumati li termini di ciascun cielo, e tanto quanto più esso è più veloce in mezzo che inverso i poli, più si consumerebbe in mezzo che da’ poli; e poi più non si confregherebbe, e ’l sono cesserebbe e i ballerini si fermerebbono, salvo se i cieli l’un girassi a oriente e l’altro a settentrione.