LIX. — ORDINE DEL PROVARE LA TERRA ESSERE UNA STELLA.

In prima diffinisci l’occhio.

Poi mostra come il battere [il tremolio della luce, del fulgore escitizio delle stelle] d’alcuna stella viene dall’occhio; e perchè il batter d’esser stelle è più nell’una, che nell’altra; e come li razzi delle stelle nascan dall’occhio. E di’ che, se ’l battere delle stelle fussi, come pare, nelle stelle, che tal battimento mostra d’essere di tanta dilatazione, quant’è il corpo di tale stella; essendo adunque maggior della terra, che tal moto fatto in istante sare’ trovo veloce a raddoppiare la grandezza di tale stella; di poi prova come la superfizie dell’aria, ne’ confini del foco, e la superfizie del foco, nel suo termine, è quella, nella qual penetrando, li razzi solari portan tal similitudine di corpi celesti grandi nel lor levare e porre [tramontare], e piccole essendo essi nel mezzo del cielo.

LX. — LA TERRA SEMBRA STELLA AI LONTANI.

Il libro mio s’astende a mostrare come l’Ocean, colli altri mari, fa, mediante il sole, splendere il nostro mondo a modo di luna, e a’ più remoti pare stella; e quest’è provo.

LXI. — LA TERRA NON È CENTRO DELL’UNIVERSO.

Come la terra non è nel mezzo del cerchio del sole, nè nel mezzo del mondo, ma è ben nel mezzo de’ sua elementi, compagni e uniti con lei; e chi stesse nella luna, quand’ella insieme col sole è sotto a noi, questa nostra terra, coll’elemento dell’acqua, parrebbe e farebbe offizio, tal qual fa la luna a noi.

LXII. — COME IN UN’ETÀ LONTANA LA TERRA AVEVA UN PIÙ VIVO SPLENDORE.

Come la terra, facendo offizio di luna, ha perduto assai del lume antico nel nostro emisperio pel calare delle acque, com’è provato in libro quarto: De mundo e acque.

LXIII. — QUESTIONI SULLA NATURA DELLA LUNA.