LXXXII. — CONFUTAZIONE CH’È CONTRO COLORO, CHE DICONO I NICCHI ESSER PORTATI PER MOLTE GIORNATE DISTANTI DALLI MARI PER CAUSA DEL DILUVIO, TANT’ALTO CHE SUPERASSE TALE ALTEZZA.
Dico, che il Diluvio non potè portare le cose nate dal mare alli monti, se già il mare gonfiando non creasse innondazione insino alli lochi sopradetti, la qual gonfiazione accadere non può, perchè si darebbe vacuo.
E se tu dicessi: — l’aria quivi riempirebbe; — noi abbiamo concluso il grave non si sostenere sopra il lieve, onde per necessità si conclude, esso diluvio essere causato dall’acque piovane; e, se così è, tutte esse acque corrono al mare, e non corre il mare alle montagne; e se elle corrono al mare esse spingono li nicchi dal lito del mare, e non li tirano a sè.
E se tu dicessi: — poichè ’l mare alzò per l’acque piovane, portò essi nicchi a tale altezza; — già abbiamo detto, che le cose più gravi dell’acqua non notan sopra di lei, ma stanno ne’ fondi, dalli quali non si rimovono, se non per causa di percussion d’onda.
E se tu dirai, che l’onde le portassino in tali lochi alti, noi abbiamo provato, che l’onde nella gran profondità tornano in contrario, nel fondo, al moto di sopra, la qual cosa si manifesta per lo intorbidare del mare dal terreno tolto vicino alli liti.
Muovesi la cosa più lieve che l’acqua insieme colla sua onda, ed è lasciata nel più alto sito della riva dalla più alta onda. Muovesi la cosa più grave che l’acqua sospinta dalla sua onda nella superfizie ed al fondo suo. E per queste due conclusioni, che ai lochi sua saran provati a pieno, noi concludiamo, che l’onda superfiziale non può portare nicchi, per essere più grevi che l’acqua.
Quando il diluvio avesse avuto a portare li nicchi trecento e quattrocento miglia distanti dalli mari, esso li avrebbe portati misti con diverse nature, insieme ammontati: e noi vediamo in tal distanza l’ostriche tutte insieme e le conchiglie, e li pesci calamai, e tutti li altri nicchi, che stanno insieme a congregazione, essere trovati tutti insieme morti; e li nicchi solitari trovarsi distanti l’uno dall’altro, come nei liti marittimi tutto il giorno vediamo!
E se noi troviamo l’ostriche insieme apparentate grandissime, infra le quali assai vedi quelle, che hanno ancora il coperchio congiunto, a significare che qui furono lasciate dal mare che ancor viveano, quando fu tagliato lo stretto di Gibilterra.
Vedesi in nelle montagne di Parma e Piacenza le moltitudini di nicchi e coralli intarlati, ancora appiccati alli sassi, dei quali, quand’io facevo il gran cavallo di Milano [la statua equestre a Francesco Sforza], me ne fu portato un gran sacco nella mia fabbrica da certi villani, che in tal loco furon trovati, fra li quali ve n’era assai delli conservati nella prima bontà....
Trovansi sotto terra e sotto li profondi cavamenti de’ lastroni [le profonde cave di macigno], li legnami delle travi lavorati, fatti già neri, li quali furon trovati a mio tempo in quel di Castel Fiorentino, e questi, in tal loco profondo, v’erano prima che la litta [fango di fiume], gittata dall’Arno nel mare, che quivi copriva, fusse abbandonata in tant’altezza, e che le pianure del Casentino fussin tanto abbassate dal terren, che hanno al continuo di lì sgomberato.