E se tu dirai che li nicchi son portati dall’onde, essendo voti e morti, io dico che, dove andavano li morti, poco si rimovevano da’ vivi, e in queste montagne sono trovati tutti i vivi, che si cognoscono, che sono colli gusci appaiati, e sono in un filo dove non è nessun de’ morti, e poco più alto è trovato, dove eran gettati dall’onde tutti li morti colle loro scorze separate, appresso a dove li fiumi cascavano in mare in gran profondità. E se li nicchi fussero stati portati dal torbido Diluvio, essi si sarebbero misti separatamente l’un dall’altro, infra ’l fango e non con ordinati gradi a suoli, come alli nostri tempi si vede.

LXXXI. — DI QUELLI CHE DICONO, CHE I NICCHI SONO PER MOLTO SPAZIO E NATI REMOTI DALLI MARI, PER LA NATURA DEL SITO E DE’ CIELI, CHE DISPONE E INFLUISCE TAL LOCO A SIMILE CREAZIONE D’ANIMALI.

A costor si risponderà che s’è tale influenza [influsso degli astri, atto a crear animali fossili] d’animali, non potrebbero accadere in una sola linea se non animali di medesima sorte e età, e non il vecchio col giovane, e non alcun col coperchio e l’altro essere sanza sua copritura, e non l’uno esser rotto e l’altro intero, e non l’uno ripieno di rena marina, e rottame minuto e grosso d’altri nicchi dentro alli nicchi interi, che lì son rimasti aperti, e non le bocche de’ granchi sanza il rimanente del suo tutto, e non li nicchi d’altre specie appiccati con loro in forma d’animale, che sopra di quelli si movesse, perchè ancora resta il vestigio del suo andamento sopra la scorza, che lui già, a uso di tarlo, sopra il legname andò consumando; non si troverebbero infra loro ossa e denti di pesce, li quali alcuni dimandano saette e altri lingue di serpenti, e non si troverebbero tanti membri di diversi animali insieme uniti, se lì da’ liti marini gittati non fussino.

E ’l diluvio lì non li avrebbe portati, perchè le cose gravi più dell’acqua, non stanno a galla sopra l’acqua, e le cose predette non sarìano in tanta altezza, se già a nuoto ivi sopra dell’acque portate non furono, la qual cosa è impossibile per la lor gravezza.

Dove le vallate non ricevono le acque salse del mare, quivi i nicchi mai non si vedono, come manifesto si vede nella gran valle d’Arno di sopra alla Gonfolina, sasso per antico unito con Monte Albano in forma d’altissimo argine, il quale tenea ringorgato tal fiume in modo che, prima che versasse nel mare, il quale era dopo ai piedi di tal sasso, componea due grandi laghi, de’ quali il primo è, dove oggi si vede fiorire la città di Fiorenze insieme con Prato e Pistoia, e Monte Albano seguiva il resto dell’argine insin dove oggi è posto Serravalle. Dal Val d’Arno di sopra insino Arezzo si creava un secondo lago, il quale nell’antidetto lago versava le sue acque, chiuso circa dove oggi si vede Girone, e occupava tutta la detta valle di sopra per ispazio di quaranta miglia di lunghezza. Questa valle riceve sopra il suo fondo tutta la terra portata dall’acqua da quella intorbidata, la quale ancora si vede a’ piedi di Prato Magno restare altissima, dove li fiumi non l’hanno consumata, e infra essa terra si vedono le profonde segature de’ fiumi, che quivi son passati, li quali discendono dal gran monte di Prato Magno, nelle quali segature non si vede vestigio alcuno di nicchi o di terra marina. Questo lago si congiugnea col lago di Perugia.

Gran somma di nicchi si vede, dove li fiumi versano in mare, benchè in tali siti l’acque non sono tanto salse per la mistion dell’acque dolci, che con quelle s’uniscono. E ’l segno di ciò si vede dove per antico li Monti Appennini versavano li lor fiumi nel mare Adriano, li quali in gran parte mostrano infra li monti gran somma di nicchi, insieme coll’azzurrigno terreno di mare, e tutti li sassi, che di tal loco si cavano, son pieni di nicchi.

Il medesimo si conosce avere fatto Arno, quando cadea dal sasso della Gonfolina nel mare, che dopo quella non troppo basso si trovava, perchè a quelli tempi superava l’altezza di San Miniato al Tedesco, perchè nelle somme altezze di quello si vedono le ripe piene di nicchi e ostriche dentro alle sue mura; non si distesero li nicchi inverso Val di Nievole, perchè l’acque dolci d’Arno in là non si astendeano.

Come li nicchi non si partirono dal mare per Diluvio, perchè l’acque, che diverso la terra venivano, ancora che essi tirassino il mare inverso la terra, esse eran quelle, che percuoteano il suo fondo, perchè l’acqua, che viene di verso la terra, ha più corso che quella del mare, e per conseguenza è più potente, entra sotto l’altra acqua del mare, e rimove il fondo, e accompagna con seco tutte le cose mobili, che in quella trova, come son i predetti nicchi e altre simili cose, e quanto l’acqua, che vien di terra, è più torbida che quella del mare, tanto più si fa potente e grave che quella.

Adunque io non ci vedo modo di tirare i predetti nicchi tanto infra terra, se quivi nati non fussino!

Se tu mi dicessi il fiume Era [Loira], che passa per la Francia, nell’accrescimento del mare [nel flusso o alta marea], si copre più di ottanta miglia di paese, perchè è loco di gran pianura, e ’l mare s’alza circa braccia venti, e nicchi si vengono a trovare in tal pianura, discosta dal mare esse ottanta miglia; qui si risponde che ’l flusso e riflusso ne’ nostri mediterranei mari non fanno tanta varietà, perchè in Genovese non varia nulla, a Venezia poco, in Africa poco, e dove poco varia poco occupa di paese.