XCVIII. — SULLA ESISTENZA DELLA MORTE E DEL DOLORE NEL MONDO.
La natura pare qui in molti o di molti animali stata più presto crudele matrigna che madre, o d’alcuni non matrigna, ma pietosa madre.
XCIX. — SUL MEDESIMO SOGGETTO.
Perchè la natura non ordinò, che l’uno animale non vivesse della morte dell’altro?
La natura, essendo vaga e pigliando piacere del creare e fare continue vite e forme, perchè conosce, che sono accrescimento della sua terrestre materia, è volonterosa e più presta nel suo creare, che ’l tempo col consumare, e però ha ordinato, che molti animali siano cibo l’uno dell’altro: e, non soddisfacendo questo a simile desiderio, spesso manda fuora certi avvelenati e pestilenti vapori, sopra le gran moltiplicazioni e congregazioni d’animali e massime sopra gli omini, che fanno grande accrescimento, perchè altri animali non si cibano di loro; e tolte via le cagioni mancheranno li effetti.
Adunque, questa terra cerca di mancare di sua vita, desiderando la continua moltiplicazione.
Per la tua assegnata e demonstrata ragione spesso li effetti somigliano le loro cagioni: gli animali sono esemplo della vita mondiale.
C. — DESIDERIO DI DISFARSI NELLE COSE E NEGLI ESSERI.
Or vedi, la speranza e ’l desiderio del ripatriarsi e ritornare nel primo caso [nello stato primitivo, anteriore alla nascita], fa a similitudine della farfalla al lume, e l’uomo, che con continui desideri sempre con festa aspetta la nuova primavera e sempre la nuova state, sempre e nuovi mesi e nuovi anni, parendogli che le desiderate cose, venendo, sieno troppo tarde, e’ non s’avvede, che desidera la sua disfazione!...
Ma questo desiderio è la quintessenza, spirito degli elementi, che, trovandosi rinchiusa per l’anima dello umano corpo, desidera sempre ritornare al suo mandatario. E vo’ che sappi, che questo medesimo desiderio è quella quintessenza, compagnia della natura, e l’uomo è modello dello mondo.