Stabilimento Tipografico G. Tomasich, Trieste.

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Io penso rabbrividendo allo schianto che avrà percosso le plebi orientali alla notizia della morte di Teodoro Herzl. Quante speranze grandi, quante gioie son morte con Lui! Con Lui per un momento pare addormentata tutta la vita d'Israele e tutte le forze dell'anima d'Israele.

In quella tomba stanno le visioni della redenzione giudaica percosse, annientate. Con Teodoro Herzl non è morto un uomo; è cessata una energia della storia d'Israele. Qualche cosa in noi s'è infranto, disperatamente: la morte ha arrestato il corso del nostro rinnovamento.

Se io dovessi rappresentare in qualche forma allegorica l'opera di Teodoro Herzl, vorrei che si scolpisse un gigante nell'atto di sollevare una montagna smisurata; nell'atto di rovesciare un mondo e di rifarlo. Noi non possiamo intendere ancora nè la meravigliosa grandezza dell'ideale e dello sforzo di quell'uomo, nè la formidabile sventura della sua morte. Egli, ricordatelo per sempre e ditelo ai vostri [pg 4] figli se mai il tempo affievolirà le memorie ed i dolori, ricordatelo ai vostri figli ch'Egli è stato l'animatore delle energie assopite d'Israele: gridate dappertutto la grandezza spirituale di quest'uomo. Gridatelo voi al mondo degli uomini vili, al mondo degli ebrei inutili, al mondo dei poeti e dei pensatori, alle schiere dei genî che sognano e creano, a tutte l'anime che delirano nella visione della libertà — gridatelo con tutte le forze del vostro dolore, con tutte le immagini del vostro amore, con tutte le energie della vostr'anima ebraica assetata di giustizia — gridate che il 20 Tamuz 5664 è morto un gigante dell'ideale umano, un gigante uscito dai lombi d'Israele, di questo eterno fecondatore di giganti. Mai la morte ha compiuto opera così triste, mai la morte ha infranto tante speranze. Tutte le nostre gioie erano nelle sue mani perchè Egli le aveva animate e le fecondava: tutti i nostri destini erano nel suo pugno perchè Egli li aveva agitati in faccia al mondo, per la vittoria.

Voi avete coscienza del sogno grandioso che vibrava nei nervi di quest'ebreo occidentale? Era un sogno di resurrezione, un sogno di giustizia; era una dolce visione di pace e di lavoro, una piccola umanità rinnovata; era la distruzione d'un incubo millenario, la trasformazione d'una storia e d'un popolo; era il mondo, tutto il mondo, liberato da una gran malattia e da un gran dolore; era una energia nazionale resa capace di creare e di gioire; era la riparazione d'un gran delitto storico che perdura immutabile, disperato da due mill'anni. Nelle [pg 5] sue mani e nel suo spirito erano i destini d'un popolo come non furono nelle mani di nessun Re, di nessun guerriero, di nessun poeta.

Negli antichi tempi eroici quest'uomo sarebbe apparso come una forza dinamica della Natura o come un Profeta; oggi era un giornalista, un commediografo, un romanziere, un agitatore di coscienze, un organizzatore di Congressi, un Ispiratore ed un Conduttore di risorgimenti nazionali.

Ma era meno grande d'un Profeta?

Io non lo so: non era forse il simbolo di tutta la nostra storia, di tutte le nostre speranze, di tutta la nostra fame di libertà? non era forse il segno della vitalità e delle volontà della razza? Non era forse l'anima vitale del nostro organismo storico? Dopo i Profeti antichi che sferzarono le colpe e l'ignavia nazionale e che segnarono nelle loro parole poetiche e nelle loro visioni apocalittiche, la resurrezione e la vittoria del nostro sangue e del nostro pensiero, non era forse Teodoro Herzl l'ispiratore, il poeta ed il Profeta della nostra gente? Egli aveva raccolto il sogno dei Profeti, il sogno di Giuda Levita, il sogno immortale, eterno che aveva riso alle plebi dei Ghetti, che aveva confortato le nostre peregrinazioni, i nostri dolori, le nostre cadute, la nostra resistenza disperata, ed aveva detto: questo sogno deve diventare realtà. Aveva raccolto nel suo pugno la nostalgia d'Israele e l'aveva alzata come un vessillo sopra i troni, in faccia ai popoli del mondo; Egli aveva raccolto i pianti d'Israele, i pianti dei pezzenti ch'errano per i mari d'Europa e d'America [pg 6] in cerca di pane e di libertà, le lacrime delle vergini violate ed oppresse da una giovinezza che non ha sorrisi, le lacrime dei vecchi affranti da un desiderio disperato di riposo, le lacrime dei bambini nudi ed affamati d'Israele e le aveva gettate in faccia all'Europa, domandando giustizia, domandando pietà; e aveva scosso i cuori dei fratelli vinti dalla disperazione, ed aveva rinvigorito le volontà e risollevato i destini.