Fratelli di tutte le terre, ripetete il giuramento che sulla sua bara, davanti alla madre ed alla vedova, davanti ai rappresentanti di tutto il popolo, davanti alla morte sacra a tutte le coscienze, Wolfsohn e Hans Herzl, il figlio maggiore, colla mano alzata sul feretro del padre han pronunziato per tutti i sionisti:

„Tu non hai voluto che sulla tua bara fosse tenuto nessun discorso. La tua volontà è sacra, ma noi vogliamo giurare che continueremo con tutte le nostre forze l'opera da te cominciata; noi vogliamo giurare che avremo sempre sacro il tuo nome, che [pg 13] non ci dimenticheremo di te finchè un solo ebreo respirerà sulla terra. In quest'ora dolorosa noi ripetiamo il giuramento che tu pronunziasti all'ultimo Congresso: ‪אם אשכחך ירושלים תשכח ימיני Se ti dimentico, o Gerusalemme, ch'io perda la destra.“

Fratelli di tutte le terre, il giuramento fatto dinanzi alla morte dev'essere fecondo di vita: guardiamo laggiù, verso il paese sacro alle memorie secolari della stirpe, dove Teodoro Herzl vuol riposare. Fratelli di tutte le terre, in cammino! anche se il lutto nuovo vi ha affranto, anche se il nostro Condottiero dorme, anche se da Vienna a Gerusalemme la via è lunga! In cammino, fratelli, per gl'ideali, per la morte, per la memoria di Teodoro Herzl; in cammino anche se il Condottiero è morto; il Condottiero, fratelli di tutte le terre, v'aspetta a Sionne!

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AUTOBIOGRAFIA DEL D.r HERZL.[1]

Son nato nel 1860 a Budapest vicino alla sinagoga il cui Rabbino ultimamente m'ha accusato di voler conquistare per gli Ebrei maggior onore e libertà di quella ch'essi hanno ora. Non posso negare d'aver frequentato una scuola. Prima fui mandato in una scuola preparatoria ebraica dove godevo d'una certa stima perchè mio padre era un agiato negoziante. I miei primi ricordi mi richiamano alla mente una bastonata che ricevetti per non aver saputo i particolari sull'esodo egiziano. Oggi molti maestri mi batterebbero volentieri poichè io me ne ricordo troppo. A dieci anni passai alla scuola tecnica, dove un professore spiegò il significato della parola: pagàno, dicendo che appartengono a questa classe gl'idolatri, i maomettani e gli Ebrei. Dopo questa curiosa spiegazione abbandonai la scuola tecnica e passai al „Ginnasio evangelico“: in settima classe scrissi il mio primo articolo di giornale, naturalmente senza firma. In quel tempo morì la mia unica sorella, una giovane di 18 anni; mia madre ne fu così colpita che dovemmo stabilirci a Vienna. Qua seguii il corso di legge e presi parte a tutte le pazzie studentesche. Portai il berretto d'una corporazione di studenti finchè questa decise di non [pg 16] accoglier più Ebrei. Dissi allora addio a quei nobili giovani e mi misi sul serio al lavoro. Nell'84 fui laureato ed entrai nella pratica giudiziaria, prima alla Corte di Vienna, poi a Salisburgo. Naturalmente io scriveva più per il teatro che per la corte, e poichè capii che come ebreo non sarei mai pervenuto alle funzioni di giudice, dissi addio a Salisburgo e alla carriera giudiziaria.

Cominciai a scrivere per il teatro ed i giornali. Nell'89 mi ammogliai ed ora ho tre figli: un maschio e due femmine. Durante il mio viaggio in Ispagna nel 1891, la Neue Freie Presse mi propose di diventare suo corrispondente da Parigi. Scrissi là „Le Palais Bourbon“ Nel 95 tornai a Vienna. Durante i due ultimi mesi del mio soggiorno a Parigi scrissi un libro: Lo stato giudaico. Non mi ricordo d'aver scritto nessuna cosa in uno stato d'animo così alto come allora. Heine dice di aver inteso lo sbatter delle ali d'un'aquila sulla sua testa, quando scrisse certi versi. Io pure credeva di sentir qualche cosa di simile ad un rumore passar sulla mia testa quando scriveva quel libro...

Nel 1895 ho preso a scrivere un giornale di memorie, oggi ne son pieni 4 volumi. Se io dovessi un giorno pubblicarli, il mondo sarebbe stupito di conoscere che cosa io dovetti soffrire, quali erano i nemici dei miei disegni e chi mi prestava il suo concorso. Ma una cosa è fuor di dubbio: il movimento resisterà. Io non so quando morrò: ma il principio non morrà mai.

D.r Teodoro Herzl.