La sua natura, che di larga parca
discese, avria mestier di tal milizia
che non curasse di mettere in arca».
«Però chi credo che lalta letizia
che l tuo parlar minfonde, segnor mio,
là ve ogne ben si termina e sinizia,
per te si veggia come la vegg io,
grata mè più; e anco quest ho caro
perché l discerni rimirando in Dio.
Fatto mhai lieto, e così mi fa chiaro,
poi che, parlando, a dubitar mhai mosso
com esser può, di dolce seme, amaro».
Questo io a lui; ed elli a me: «Sio posso
mostrarti un vero, a quel che tu dimandi
terrai lo viso come tien lo dosso.
Lo ben che tutto il regno che tu scandi
volge e contenta, fa esser virtute
sua provedenza in questi corpi grandi.
E non pur le nature provedute
sono in la mente chè da sé perfetta,
ma esse insieme con la lor salute:
per che quantunque quest arco saetta
disposto cade a proveduto fine,
sì come cosa in suo segno diretta.
Se ciò non fosse, il ciel che tu cammine
producerebbe sì li suoi effetti,
che non sarebbero arti, ma ruine;
e ciò esser non può, se li ntelletti
che muovon queste stelle non son manchi,
e manco il primo, che non li ha perfetti.