Parea dinanzi a me con lali aperte
la bella image che nel dolce frui
liete facevan lanime conserte;
parea ciascuna rubinetto in cui
raggio di sole ardesse sì acceso,
che ne miei occhi rifrangesse lui.
E quel che mi convien ritrar testeso,
non portò voce mai, né scrisse incostro,
né fu per fantasia già mai compreso;
chio vidi e anche udi parlar lo rostro,
e sonar ne la voce e «io» e «mio»,
quand era nel concetto e noi e nostro.
E cominciò: «Per esser giusto e pio
son io qui essaltato a quella gloria
che non si lascia vincere a disio;
e in terra lasciai la mia memoria
sì fatta, che le genti lì malvage
commendan lei, ma non seguon la storia».
Così un sol calor di molte brage
si fa sentir, come di molti amori
usciva solo un suon di quella image.
Ond io appresso: «O perpetüi fiori
de letterna letizia, che pur uno
parer mi fate tutti vostri odori,
solvetemi, spirando, il gran digiuno
che lungamente mha tenuto in fame,
non trovandoli in terra cibo alcuno.
Ben so io che, se n cielo altro reame
la divina giustizia fa suo specchio,
che l vostro non lapprende con velame.