«O dolce lume a cui fidanza i entro
per lo novo cammin, tu ne conduci»,
dicea, «come condur si vuol quinc entro.
Tu scaldi il mondo, tu sovr esso luci;
saltra ragione in contrario non ponta,
esser dien sempre li tuoi raggi duci».
Quanto di qua per un migliaio si conta,
tanto di là eravam noi già iti,
con poco tempo, per la voglia pronta;
e verso noi volar furon sentiti,
non però visti, spiriti parlando
a la mensa damor cortesi inviti.
La prima voce che passò volando
Vinum non habent altamente disse,
e dietro a noi landò reïterando.
E prima che del tutto non si udisse
per allungarsi, unaltra I sono Oreste
passò gridando, e anco non saffisse.
«Oh!», diss io, «padre, che voci son queste?».
E com io domandai, ecco la terza
dicendo: Amate da cui male aveste.
E l buon maestro: «Questo cinghio sferza
la colpa de la invidia, e però sono
tratte damor le corde de la ferza.
Lo fren vuol esser del contrario suono;
credo che ludirai, per mio avviso,
prima che giunghi al passo del perdono.
Ma ficca li occhi per laere ben fiso,
e vedrai gente innanzi a noi sedersi,
e ciascun è lungo la grotta assiso».