Questo Sonetto ha tre parti; nella prima, dico tra che gente questa donna più mirabile parea; nella seconda, dico come era graziosa la sua compagnia; nella terza, dico di quelle cose ch’ella virtuosamente operava in altrui. La seconda parte comincia quivi: Quelle che van; la terza quivi: E sua beltate. Quest’ultima parte si divide in tre: nella prima, dico quello che operava nelle donne, cioè per loro medesime; nella seconda, dico quello che operava in loro per altrui; nella terza, dico come non solamente nelle donne operava, ma in tutte le persone, e non solamente nella sua presenza, ma ricordandosi di lei, mirabilmente operava. La seconda comincia quivi: La vista; la terza quivi: Ed è negli atti.


Appresso ciò cominciai a pensare un giorno sopra quello che detto avea della mia donna, cioè in questi due Sonetti precedenti; e veggendo nel mio pensiero ch’io non aveva detto di quello che al presente tempo adoperava in me, pareami difettivamente aver parlato; e però proposi di dire parole, nelle quali io dicessi come mi parea esser disposto alla sua operazione, e come operava in me la sua virtude. E non credendo ciò poter narrare in brevità di Sonetto, cominciai allora una Canzone, la quale comincia:

Sì lungamente m’ha tenuto Amore,

E costumato alla sua signoria,

Che, sì com’egli m’era forte in pria,

Così mi sta soave ora nel core.

Però quando mi toglie sì ’l valore,

Che gli spiriti par che fuggan via,

Allor sente la frale anima mia