Ch’altro pensier non lascia star con nui?
Ei le risponde: O anima pensosa,
Questi è uno spiritel nuovo d’amore,
Che reca innanzi a me li suoi desiri:
E la sua vita, e tutto il suo valore,
Mosse dagli occhi di quella pietosa,
Che si turbava de’ nostri martìri.
Contra questo avversario della ragione si levò un dì, quasi nell’ora di nona, una forte imaginazione in me, che mi parea vedere questa gloriosa Beatrice, con quelle vestimenta sanguigne, colle quali apparve prima agli occhi miei, e pareami giovane, in simile etade a quella in che prima la vidi. Allora incominciai a pensare di lei; e secondo l’ordine del tempo passato ricordandomene, lo mio core incominciò dolorosamente a pentirsi del desiderio, a cui così vilmente s’avea lasciato possedere alquanti dì contro alla costanza della ragione: e discacciato questo cotal malvagio desiderio, si rivolsero tutti i miei pensamenti alla loro gentilissima Beatrice. E dico che d’allora innanzi cominciai a pensare di lei sì con tutto il vergognoso cuore che li sospiri manifestavano ciò molte volte; però che quasi tutti diceano nel loro uscire quello che nel cuore si ragionava, cioè lo nome di quella gentilissima, e come si partìo da noi. E molte volte avvenìa che tanto dolore avea in sè alcuno pensiero, che io dimenticava lui, e là dov’io era. Per questo raccendimento di sospiri si raccese lo sollevato lagrimare in guisa, che li miei occhi pareano due cose, che desiderassero pur di piangere: e spesso avvenìa che, per lo lungo continuare del pianto, dintorno loro si facea un colore purpureo, quale apparir suole per alcuno martìro che altri riceva: onde appare che della loro vanità furono degnamente guiderdonati, sì che da indi innanzi non poterono mirare persona che li guardasse sì, che loro potesse trarre a simile intendimento. Onde io volendo che cotal desiderio malvagio e vana tentazione paresse destrutto, sì che alcuno dubbio non potessero inducere le rimate parole ch’io avea dette dinanzi, proposi di fare un Sonetto, nel quale io comprendessi la sentenza di questa ragione. E dissi allora: Lasso! per forza ec.; e dissi lasso, in quanto mi vergognava di ciò che gli miei occhi aveano così vaneggiato.
Questo Sonetto non divido, però che è assai manifesta la sua ragione.