Per certe speciali trasgressioni come per aver mancato a deporre in testimonianza, o per essere caduto in istato dʼimpurità, o per non aver potuto osservare un giuramento, si concedeva a chi era in condizione meno agiata di offrire due colombi, o due tortori invece di un animale ovino, e se nè anche ciò avesse potuto, una certa quantità di fior di farina intrisa con olio (Levit., v, 1–13).
Per essersi appropriato roba appartenente al Santuario, o roba altrui, dopo la restituzione e il pagamento della multa, si doveva offrire un montone, acciocchè la mancanza fosse intieramente espiata (ivi, 14–26).
I sacrifizii di purificazione erano imposti alla puerpera nellʼuscire dal puerperio, ai lebbrosi, ai gonorreati, e ad altri infermi di siffatte malattie, quando fossero guariti, e il sacerdote gli avesse dichiarati in istato di purità.
La puerpera avrebbe dovuto offrire un agnello e un colombo o un tortore; ma, se i suoi mezzi non glie lo avessero permesso, poteva allʼagnello sostituire un altro di questi stessi volatili (Levit., xii; cfr. Luca, ii, 24).
Il sacrificio purificativo del lebbroso doveva consistere in due agnelli e una agnella con un presente di farina e olio; ma anchʼesso, se povero, poteva ai due agnelli sostituire due tortori o due colombi; al quale sacrificio doveva precedere di sette giorni una ceremonia di purificazione (ivi, xiv, 1–32).
Il gonorreato e gli altri impuri per siffatte malattie dovevano offrire soltanto due dei già nominati volatili (ivi, xv).
Unʼaltra specie di sacrifizio privato obbligatorio era quello del Nazireo (v. sopra, pag. 173), quando involontariamente fosse divenuto impuro, e doveva offrire due colombi, o due tortori, e un agnello (Num., vi, 8–12). Ad ogni modo però, quando terminava il tempo del Nazireato, era obbligato ad un sacrificio consistente in un agnello per olocausto, in una agnella per espiazione ed in un montone come votivo, uniti al solito presente di farina e olio (ivi, 13–21).
Per la purificazione di chi era venuto a contatto di corpi morti, o vi si era avvicinato, non era prescritto sacrificio, ma solo lʼaspersione colla cenere della vacca fulva, la quale era provveduta a spese del pubblico (Num., xix).
Anche il proselita, quando entrava a formar parte della ebraica comunità avrebbe dovuto, secondo il Talmud, offrire un sacrificio di purificazione, consistente in un olocausto, che secondo i mezzi dellʼofferente era o di un animale bovino o ovino, o di due tortori o colombi.[548]
I sacrifizii volontarii potevano farsi da ognuno in qualunque tempo, e in qualunque occasione, e consistevano o in olocausti di animali bovini od ovini maschi, o di colombi o di tortori, o in sacrifizii detti pacifici (Shelamim), che potevano essere anche di femmine, di cui il grasso che cuopre le interiora, i due reni col loro grasso e lʼomento si bruciavano sullʼaltare, una parte delle carni spettava ai sacerdoti (v. pag. 343) e il resto ai proprietarii, con lʼobbligo di consumarla dentro due giorni, e di bruciarne lʼavanzo, quando ne rimanesse fino al terzo (Levit., i, iii, vii, 18, 29–34).