In prima perchè lʼespressione del Deuteronomista collʼarticolo determinato significa sacrificatori del sacrifizio, non macellatori di qualunque animale.

In secondo luogo, perchè non si parla di questo diritto sacerdotale laddove si enumerano i proventi che spettavano ai sacerdoti (Num., xviii).

In terzo luogo, perchè tale imposizione sopra ogni animale sarebbe stata enorme e insopportabile.

In ultimo, perchè sarebbe stata una prescrizione impossibile ad eseguirsi nella pratica, imperocchè i sacerdoti non si trovavano da per tutto; e come si sarebbero potute spedire da un luogo allʼaltro le carni macellate? Forse si volevano obbligare le persone di luoghi ove non fossero sacerdoti, a non nutrirsi di carni nè ovine nè bovine?

Oltre i presenti e i sacrificii un non piccolo reddito sacerdotale era costituito dalle primizie dei prodotti agrarii, e dai primogeniti degli animali ovini e bovini, come dal riscatto dei primogeniti umani e di quelli degli animali impuri che doveva ai sacerdoti pagarsi (Num., xviii, 11–20).[515] Questo testo parla soltanto delle primizie del grano, dellʼolio e del vino, ma i talmudisti sottoposero allʼobbligo delle primizie anche lʼorzo, i datteri, i fichi e i melagrani.[516]

In altro passo del Numeri (xv, 17–21) si parla altresì di dover consacrare a Jahveh la prima parte della farina impastata per il pane. E i rabbini intesero che si dovesse anche questa dare ai sacerdoti.[517] Altri invece della pasta intendono la prima parte del macinato.[518]

Apparteneva di più ai sacerdoti tutto ciò che altri avesse consacrato a titolo dʼinterdetto (Ḣerem), fossero persone (schiavi), animali, o case, o beni terreni, o mobili (Levit., xxvii, 28; Num., xviii, 14). Ma siccome le cose consacrate a questo titolo potevano anche devolversi a vantaggio del tesoro del tempio, fu disputato fra i talmudisti se lʼinterdetto semplice senza esplicita dichiarazione appartenesse a questo o ai sacerdoti;[519] e parrebbe dal testo del Talmud che la quistione fosse decisa a pro del tesoro del tempio, mentre il Maimonide la risolvette a vantaggio dei sacerdoti.[520]

E non solo dal popolo traevano i sacerdoti le loro rendite, ma anche dagli stessi leviti, che erano obbligati a prelevare a lor favore un decimo sulla decima ad essi dovuta (Num., XVIII, 25–32).

Nè tutto ciò parve ancora sufficiente ai talmudisti, che, interpretando con sofistica sottigliezza un passo del Numeri (XV, 19), ove si parla soltanto della già accennata offerta sulla pasta, e un altro del Deuteronomio (XVIII, 4), ove si parla delle primizie, vollero dedurne lʼobbligo di dare ai sacerdoti una prima parte del raccolto,[521] antecedentemente a qualunque altra prelevazione; e il mangiare dei prodotti senza aver soddisfatto a questʼobbligo sarebbe stato, a loro avviso, gravissima trasgressione.[522] Questa fu chiamata nel Talmud Offerta maggiore (Terumah ghedolah), della quale non era determinata a rigore di legge la proporzione, ma si voleva che non si desse meno del sessantesimo.[523]