E prima gli convenne combattere contro i potenti imperi dell'Asia Centrale, Babilonesi, Assiri, Persiani. Essi, che invasero la Siria con forze sterminate, ebbero facile vittoria sopra questo popolo, piccolo di numero ed ordinato più per la pace e pel lavoro, che non per le arti della guerra. Sionne fu espugnata, il tempio arso, il popolo disperso e fatto schiavo. Ma, se era debole per forze materiali, era indomito per forze morali. Questo popolo raccolse di nuovo le sue forze, ricostituì il suo regno, si rifece nazione, potenza; e s'iniziò un secondo periodo di concentramento: Ma allora nuove forze, altre potenze, mosse dallo stesso antagonismo politico e religioso, si levarono contro di lui dall'occidente.

I Seleni, i popoli Greco-Macedoni, i quali miravano specialmente a combattere e sopprimere il suo culto, la sua legge, e imporre i loro Numi nel tempio di Sionne; Israel combattè contro di loro una pugna eroica; quelli furono vinti, il tempio purificato. Allora sorse contro di loro Roma. Guidava sotto il suo stendardo tutti i popoli, associava a sè tutte le forze del mondo, e le avventò contro il Dio Ebreo, contro il popolo, la legge. L'Ebreo si trovò a fronte con Roma, tutto il mondo schierato contro un pugno d'armati. Fu una guerra di nazionalità, una resistenza delle più eroiche e grandiose che ricordino le istorie: l'Ebreo solo, fra tutti i popoli, osava resistere a Roma[8]; colla sua resistenza ne feriva l'orgoglio: conveniva trionfare ad ogni [pg 16] costo, sopprimerlo. Roma, dopo una lotta di oltre dieci anni, vinse, Sionne fu espugnata, distrutto il tempio, arso, il popolo condotto in esiglio e disperso.

E qui comincia il secondo periodo della sua storia, ed il più tragico; quello della dispersione.

[IV. — Periodo della dispersione.]

A quel modo, che nei tempi nostri, dopo la reazione del 1815 e lo smembramento d'Italia, i nostri emigrati, profughi e dispersi in ogni parte del mondo, presero a cospirare contro l'Austria, che rappresentava allora ogni dispotismo, e si recarono a combattere in Spagna, in Grecia, Svizzera e nelle Americhe per la libertà, non altrimenti gli Ebrei, dopo la caduta del tempio, schiavi o dispersi in ogni parte del mondo antico, iniziarono una guerra sorda e tenace di opposizione e di cospirazioni contro Cesare, come contro la costituzione sociale del mondo pagano. Erano state spezzate nelle loro mani le armi materiali, ma rimanevano loro invisibili, inoppugnabili, quelle intellettuali e morali: la fierezza di un popolo, la fede nella giustizia e nella verità. Milioni di Ebrei, tratti in cattività a Roma e nelle grandi città, erano condannati a lavorare nei pubblici edifizî, ad erigere in Roma il Colosseo, le Terme, il palazzo di Cesare. Quivi si affiatavano, si associavano cogli schiavi ed operai delle Gallie, della Germania, delle provincie italiane, uniti da un odio comune, e da una stessa sete di vendetta contro Roma, la terribile conquistatrice e tiranna delle genti, e contrapponevano le dottrine religiose e sociali, uscite dal seno dell'Ebraismo, contro quelle pagane. Così, mentre l'operaio lavorava a sollevare le Terme ed il Colosseo, orgoglio dei Cesari, minava e scalzava dalla base l'edifizio dello impero di Cesare e di Roma.

[pg 17] Il Cristianesimo, mentre Sionne ed il tempio erano ancora in piedi, si era appena diffuso fuori delle sue mura, e delle provincie Siriache; caduta Sionne, prese uno slancio subitaneo e cominciò a propagarsi nel mondo greco-latino, nelle grandi capitali dell'Asia Minore, ed a penetrare in Roma. Il Cristianesimo ne' suoi primordii rispondeva agli ideali ebraici, così religiosi come sociali. Cristo, come si vede dalle stesse epistole di S. Paolo, era per essi, più che persona storica, un ideale, il quale, simbolo della parola dei loro profeti, corrispondeva alle passioni ardenti e tormentose, che si agitavano nel profondo dei loro cuori. Nella sua dottrina morale, come nella passione e morte, trovavano, personificate, le dottrine dei loro avi, le sofferenze, la crocifissione di tutto un popolo immolato. Al pari dei nostri martiri patrioti, nei tempi dei Carbonari e martiri della libertà, egli divenne il centro intorno a cui si raccoglievano tutti gli oppressi, i sofferenti, e quanti aspiravano a libertà. La maggior parte dei primi apostoli e martiri erano usciti dal seno degli Ebrei; essi contrapponevano il Cristo, all'imperatore, il loro Dio, alle divinità dell'Olimpo Greco-Romano. Voi, dicevano, nell'ardore delle loro passioni, nell'entusiasmo della fede, voi credeste di trionfare di noi, di soggiogarci, annientarci, e noi afferriamo uno dei più umili fra i nostri fratelli, figlio d'un semplice operaio, nato nella piccola terra di Betlemme, noi lo solleviamo sulle nostre braccia, invano incatenate, lo gettiamo contro Cesare e Roma, dicendo: Questo sarà il vostro Re, Imperatore e Dio. Rex Romanorum.

Per circa tre secoli, Cristiani ed Ebrei formarono una medesima comunione, associati nelle stesse dottrine, rivolti ad uno scopo: La diffusione ed il trionfo del messianismo. Avversi del pari alle istituzioni pagane, ribelli al dominio di Cesare, perseguitati del pari, essi si strinsero in fratellanze segrete, per modo che molti dei martiri cui il Cristianesimo [pg 18] attribuì a se stesso e santificò, furono Ebrei. Essi avevano comuni le scuole, come i sepolcri; e nelle recenti scoperte, in fondo alle catacombe, dalle iscrizioni e dai simboli si riconosce, che molti dei sepolcri e delle urne coprono le salme di Ebrei.

La scissura dei due rami, nati dallo stesso ceppo, cominciò veramente con Costantino, e venne vieppiù allargandosi dopo che la Chiesa si unì e si associò all'impero.

Dante, nel poema nazionale, in una visione meravigliosa di poesia e di verità storica, descrive e segna questo momento storico con parole roventi.

L'aquila vidi scender giù nell'arca

del carro, e lasciar lei di sè pennuta;

. . . . . . . . .

O navicella mia, come mal se' carca[9].