Il Cristianesimo primitivo fu trasformato, adulterato e sopra il carro vide:

Seder sovr'esso una puttana sciolta:

Di costa a lei dritto un gigante

E baciavansi insieme alcuna volta[10].

Fu in ogni tempo fina politica della Chiesa romana cedere, modificarsi secondo le circostanze e le necessità dei tempi. In tal modo la vediamo ancora nel nostro secolo, nel 1814 e 1815, essa è a capo della Santa Alleanza, appoggia ogni sorta di despotismo. Mutate le condizioni politiche, il Vaticano diviene repubblicano, demagogo in Francia, socialista, antisemita a Vienna, moderato a Berlino, a Pietroburgo, avverso ad ogni libertà costituzionale e all'unità, in Italia.

Dopo Costantino cominciò veramente, e venne vieppiù allargandosi, la scissura fra il Cristianesimo trasformato ed il Giudaismo. Pullularono le eresie sempre più numerose e ribelli nel seno del Cristianesimo; esse accusavano la [pg 19] Chiesa Romana di essersi dilungata da quei principi che formavano la essenza del Cristianesimo: negli ordini religiosi, esse dicevano, divenne un altro Paganesimo; all'Uno, ineffabile, sostituì un Dio in più persone, poi il culto delle Imagini, e dei Santi, coi quali edificò un nuovo Olimpo, impose la Mariolatria. Sostituì tutta una gerarchia, una teocrazia all'uguaglianza democratica della chiesa primitiva: negli ordini sociali, altra scissione fra eletti e rejetti, sacerdoti e secolari; scissure, che si tradussero in seguito nelle divisioni di classe, clero, nobili e plebei che si combattevano nel seno della società; quindi alla legge subentrò il privilegio, al principio assoluto di Giustizia, che dominava la legge antica, contrappose la dottrina della grazia, e con essa il mercato delle assoluzioni e delle indulgenze.

In mezzo a queste scissure e conflitti, l'Ebraismo si raccolse in sè stesso e continuò a reggersi, inflessibile sempre, sopra i principî antichi. Allora dalla Chiesa venne considerato, più che un'eresia, un'empietà, un pericolo. Infatti, egli colla semplicità dei suoi riti, colle tradizioni che personificava in sè, si levava quale un'accusa, un rimprovero contro la Chiesa pomposa e trionfante; la sua perduranza e tenacità creava un pericolo, per cui sarebbe stata politica avveduta l'annientarlo, come una specie di pretendente, il quale aspirava, se non al trono, all'altare. Ma sopprimerlo, come si fece di molte eresie col ferro e col fuoco, riesciva impossibile, disseminati quali erano gli Ebrei in ogni parte del mondo, in Oriente ed in Occidente, ed ove la sua potestà non poteva raggiungerli. Adottò quindi una politica più terribile e più fina: isolarli in mezzo alla Società, umiliarli, vituperarli.

Si predicò, che su di loro pesava l'ira e la vendetta di Dio, che essi erano colpevoli di Deicidio: Quasi che Dio potesse morire; ogni giorno s'inventava una calunnia per colpire la razza e gli individui; e s'aprì l'êra delle persecuzioni più atroci e pertinaci, che rammentino le istorie religiose.

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[V. — Persecuzioni e Rinascenza.]

Si cominciò col relegarli, come lebbrosi, in un quartiere isolato della città, lontani dai consorzi civili; si continuò coll'esodo in massa, a cacciarli di terra in terra, fomentare in ogni paese saccheggi ed eccidi; infine si elevarono roghi per abbrucciarli, e, con offesa e vitupero del vero cristianesimo, queste ecatombe umane si appellarono atti di fede! E dopo mille anni dell'età nuova, piombò sull'Europa un periodo di tenebre profonde; il mondo doveva finire, ma era la civiltà, la morale, il pensiero umano che si erano smarriti e abbuiati, e parevano eclissati per sempre.

L'umanità, come scrive con frase poetica e positiva, il sommo storico Michelet, aveva cessato di pensare. Solo l'Ebreo sentiva, che il termine del mondo non era vicino ancora, che i fati non erano compiuti, ed egli, come scrive ancora Michelet, pensava per tutti e serbava la coscienza dell'avvenire.