Perchè su questo margine
Non è il mio caro ben?
Un'amorosa lagrima
Vorrei versargli in sen?

Girani udendola non potè più starsi, e improvvisamente avvicinatosele, presentatole un mazzetto di fiori che per lei recava, esclamò:—Non è lungi l'amor tuo, agnelletta solitaria di questo colle, fiore vezzoso di questi boschi, splendore di Nebiolo: nè l'amorosa tua lagrima fia che raccolgano queste invide zolle, ma bensì le labbra accese del tuo sposo.—

Restò intimorita la bella, come giovinetta capriola cui improvviso calpestìo turbò il pasco innocente. Girani dolcemente la piglia per la mano.—A che dunque, mia cara Marcellina, non versi nel mio seno questa amorosa lagrima? a che ti stai sì timida e non vieni fra queste mie braccia? perchè que' baci che pur confusa comparti all'agnelletta a me non li dai, a me che ten sarei ben più grato? non vedi come queste colombe affettuose c'insegnano ad amarci? Segui, Marcellina, il loro esempio e accogli me pure al tuo seno, lascia che io pure su quella cara bocca…..

Ma essa respingendo dolcemente lui che già erasele sì avvicinato che beveva l'alito soave de' di lei sospiri, disse che a niuno patto volea che più se le accostasse. Sdegnoso allora l'amante minacciava di fuggirsene, ella il richiamava soavemente, semplicetta scuotendosi nelle spalle, e il tratteneva con un loquace favellare degli occhi da cui piovea un'aura celeste che il rapiva a ignota voluttà.

Or mentre mal contende col focoso amatore, ecco s'accorge d'un suo colombo ch'era fuggito, di che fu assai turbata: e sebbene Girani la rampognasse, quasi più di quella bestiuola le tenesse che di lui, ella più sempre diveniane inquieta, perchè già erasi rifuggito sur un'alta pianta, temendo non prendesse più lontano volo. Il destro amante prestamente s'arrampicò fra que' rami, ed ebbe preso il colombo, ma disceso premendolo con ambe le mani, giurava a lei che il richiedeva, di non volerlo rendere se non n'avea in compenso un bacio. Mancellina gli rispose con un vezzoso sorriso, sicchè lusingato ei gliele porse, ma la furbetta sen fuggì ridendo. Si sdegnò l'amante, le tenne presso, e raggiuntala, con tanti sospiri la stringeva, e sì dolorosi lamenti, che la bella fatta pietosa abbandonò il capo dipinto di caro pudore sulle di lui spalle: trepidando ei raccolse su quella bocca di rose la più soave rugiada.

Marcellina dopo quell'istante fu più affettuosa; ma disse che le si era destato in petto un fuoco che la distruggeva, e omai di troppo intendeva che cosa fosse amore. Parea che un delirio commuovesse l'innamorato Girani, che dopo quel bacio sentiva avere attinta novella vita: quindi sebbene Rosa non abbandonasse mai la figlia, amore industrioso sapea pur additargli qualche istante in cui potesse vezzeggiare la bella, e fra sì teneri affetti spuntava ognor novello sugli animi loro il desìo delle nozze.

XIX.

Sedeva nei campi il pampinoso autunno, e tripudiava la vendemmia sul colle: Girani propose che que' di Nebiolo scendessero pel ricolto dell'uve a Mancapane, onde egli poi co' suoi parenti convenire nella stessa occasione su quel poggio, siccome in fatto seguì.

Venne la Marcellina co' genitori al tetto di Girani: ivi si festeggiò la vendemmia e poi si menò sull'aja la carola della campestre innocenza. La figlia di Nebiolo per la seconda volta vide splendere la festa, e sebbene non avesse mai ballato che co' fanciulli della natale collina, nella rozza sua danza fu sì seducente che riscosse gli applausi e piacque.

Alla dimane vennero que' di Mancapane a Nebiolo, e quel giorno parve destinato a far parte ai congiunti ed agli amici che Marcellina era fidanzata a Girani. Mentre racimolavano gli altri, la fanciulla preparava il semplice pranzo e s'imbandì il desco sotto l'ombroso castagneto vicino. Eranvi tutti i provetti di Nebiolo d'ambo i sessi, e i congiunti dello sposo: ricordava quella mensa fra le frescure del bosco la festa del Monte, e fra gli applausi e gli evviva suonarono ognora i nomi degli amanti.